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Milan, Natale e Rennes. Il Diavolo deve credere nell’Europa League.

Disfattisti o entusiasti? Il mondo rossonero, ormai, si divide così, perfettamente a metà. Una sola verità accomuna tutti: gli ottavi di finale di Champions League erano lo spasimante promesso. Lui, però, non ha corrisposto a pieno. Pazienza, bisogna anche sapersi accontentare. Il punto della discordia è questo. In quanti avrebbero preferito che il Milan arrivasse quarto nel girone per concentrarsi solo sul campionato, sperando di inseguire l’Inter fino a raggiungerla ed evitando, magari, un sovraccarico fisico che rischi di mettere ulteriormente ko una rosa già abbastanza martoriata? Risposta: tantissimi.

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Il destino, a volte, mette nelle nostre mani possibilità e occasioni che, se guardate e osservate dal lato giusto, possono nascondere opportunità immense. Sarà questo il caso del terzo posto con conseguente playoff di Europa League? Difficile a dirsi. Il Milan, però, è lì e già che c’è deve ballare. Non c’è altra strada.

I motivi sono molteplici. Innanzitutto l’Europa League, o Coppa UEFA, è un trofeo che mai il Diavolo ha alzato nel corso della sua storia. Uno dei pochi che manca nell’immensa bacheca rossonera. Seconda ragione, anche se catastrofica. Chi vince il torneo accede automaticamente alla prossima Champions League. Questo significherebbe terminare il campionato fuori dalle prime quattro posizioni. Infine perché vincere aiuta a vincere, specie se in Europa.

Il viaggio verso Dublino inizia il 15 febbraio, a San Siro. Nyon ha deciso che sarà il Rennes il primo ostacolo da superare. Al Milan poteva andare peggio. Occhio, però, a non sottovalutare l’impegno. Sì, la squadra allenata da Stéphan è tredicesima in Ligue 1, con appena tre vittorie in 16 partite e 20 gol realizzati. Nel girone di Europa League, però, ha dato fino all’ultimo del filo da torcere al Villarreal, concludendo seconda a un punto di distanza dal submarino amarillo.

Il Rennes gioca con un 3-4-3 dinamico e fisico. Nomi noti pochi, probabilmente solo due. Uno è Mandanda, l’ex portiere del Marsiglia classe 1985. A 38 anni continua a giocare con un ruolo da leader. L’altro è Nemanja Matic, andato via dalla Roma in estate. Una scelta, quella di preferire il Rennes ai capitolini, che ha fatto storcere il naso a tanti. Un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano è Theate, ex difensore del Bologna. Il talento, invece, è concentrato nel tridente formato da Blas, classe 1997, Gouiri, classe 2000 franco-algerino, e soprattutto Kalimuendo, prima punta 2002 cresciuta nel PSG.

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