Ci sono voluti sei minuti di ordinaria follia domenica sera per accendere i riflettori su una serie di falle che da troppo tempo stanno costellando il percorso del Milan. L’incessante pioggia che ha fatto da corollario al solito San Siro sold out, ha forse annacquato gli ultimi sogni di chi ha sempre preferito soffermarsi ad osservare la punta del dito, ignorando la luna.
“Troppo amore per la propria squadra” – mi direte. Shakespeare nel suo capolavoro, Romeo e Giulietta, dice: “L’amore è cieco e il buio gli si addice”. Ed è proprio vero. In amore, la ragione è il “coinquilino” scomodo, il parente poco gradito. Ci sono momenti in cui ragionare, analizzare e accettare errori, oltre ad essere un atto di onestà, è assolutamente una conferma che a quel legame ci tieni. Eccome se lo è!
Da altre tribune e in altri contesti, ho sempre visto e raccontato il percorso del Milan con la massima attenzione ai fatti. E l’incipit del titolo “Milan, così no!” è il connubio tra il tifoso appassionato deluso e il giornalista che, se pur con l’amaro in bocca, prova a raccontare e analizzare.
Il gol di Abraham al 93esimo non è la causa ma la conferma di una situazione figlia di mesi addietro. Analizzare un percorso non è mai materia semplice. Tutte le teorie possono essere contestabili a differenza dei numeri. Ci sono dei dati che indicano in maniera inequivocabile che alcune scelte progettuali sono alquanto opinabili o perlomeno non hanno portato i frutti sperati.
Partiamo dai fatti. Paolo Maldini, lo scorso 27 maggio, tre giorni esatti dopo la festa scudetto, in una intervista alla Gazzetta dello Sport, disse:
“Oggi il Milan con una visione strategica di alto livello può andare a competere il prossimo anno con le più grandi. Se invece si scegliesse una visione di mantenimento, senza investimenti, senza un’idea da Milan rimarremmo nel limbo tra le migliori sei o sette squadre in Italia per tentare di rivincere lo scudetto e qualificarci per la Champions.
Per questo è il momento che la proprietà, Elliott o quella che potrebbe arrivare, chiuda il triennio e capisca che strategia vuole per il futuro. Con due o tre acquisti importanti e il consolidamento dei giocatori che abbiamo possiamo competere per qualcosa di più grande in Champions”.
E poi ancora: “Io non sono la persona giusta per fare un progetto che non ha un’idea vincente. Non potrei mai farlo”. Dopo queste parole, ben 34 giorni di trattativa per il rinnovo e qualche minuto prima della mezzanotte del 30 giugno, arriva la tanto attesa firma. Il progetto può decollare.
Ad oggi, il salto di qualità, a maggior ragione dopo la vittoria dello scudetto, non c’è stato. Tralasciando il divario dalla prima, merito di un Napoli che fino alla pausa per il Mondiale ha ottenuto risultati in termini di prestazioni e punti, storici. Questo Milan, alla 17esima (37 punti), ha tre punti in meno rispetto alla stagione del secondo posto (40 punti) e due in meno rispetto allo scorso campionato (39 punti). È evidente che, punto più punto meno, c’è costanza, ma è altrettanto palese che il famoso salto di qualità non c’è stato.
Da 74 a 69, da 37 a 39 fino ad arrivare a 33. No, tranquilli, non voglio portarvi nel magico mondo delle emozionatissime tombolate natalizie in famiglia. È la parabola discendente dei gol realizzati; 74 i gol realizzati nella stagione 2020/21, cinque in meno (69) nell’anno dello scudetto. Alla 17esima giornata, 37, 39, 33 sono gli score dell’attacco rossonero. La regressione inizia a preoccupare e ad incidere. E il progetto? Intanto nelle ultime tre stagioni sono stati appena 4 i milioni investiti sulla punta (Lazetic). Per il resto da Mandzukic a Origi, passando per Giroud, solo parametri zero per un bottino di appena 17 gol (16 Giroud e 1 Origi). Tutto in due stagioni e mezzo!
Scenario che, rapportando spesa e apporto in campo, diventa quasi drammatico se si considera la trequarti. Diaz (3 milioni), Messias (4,5 milioni), Adli (8 milioni), De Ketelaere (35 milioni) per un totale di 50 milioni (!!!) investiti in un reparto che continua a far parlare di se e non in termini lusinghieri.
Circoscrivendo il tutto alla stagione in corso, quella con lo scudetto sul petto, l’anno del grande salto, mister Pioli continua ad affidarsi solo ed esclusivamente al risicato gruppo di quei 12/13 giocatori il cui livello è notevole, dietro i quali c’è un abisso qualitativo che deve far pensare. La nuova campagna acquisti ha portato a Milanello l’ennesimo manipolo di prospetti, relegati ad un comprimariato che, vedendoli in alcuni spezzoni di partita, sembra anche troppo.
Altra triste coincidenza in queste tre stagioni è la questione infortuni. Possibile che non si possa far nulla per porre fine a questo stillicidio? È dal campionato 2020/21 che dopo le prime settimane, inizia uno tsunami di infortuni che dura mesi con conseguente logorio di chi è costretto a continui straordinari. La primavera dello scorso anno, con la conseguente cavalcata scudetto aveva illuso. Infatti da settembre si è tornati alla triste realtà. Basta!
C’è tempo e qualità per coltivare il sogno della seconda stella ma serve far tesoro degli errori, rivedere alcune scelte per tornare ad essere con i fatti, lì dove la storia ci ha sempre collocato.
PS: Consentitemi un’insolita conclusione in questo mio primo editoriale con All Milan.
Al calciatore che avrei sempre voluto vedere con la maglia rossonera.
A te che, anche per qualche mese, hai fatto parte della famiglia rossonera.
Voi, campioni nella vita e sul campo, arrivi il mio ultimo saluto.
Ciao Gianluca, ciao Sinisa, un bacio al cielo!
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