In Italia è difficile andare d’accordo su qualcosa. Spiegato in termini più semplici e diversi, è molto facile scontrarsi su qualsiasi argomento. In particolar modo sul calcio, tema divisivo quanto se non più della politica. Si può scherzare su tante cose, molto poco sul pallone, dio laico di una religione senza tempo e che non conosce distinzioni. Da agosto a giugno occorre prestare attenzione a quello che si dice, a costo di incrinare rapporti e amicizie, addirittura compromettere parentele. L’unico momento in cui sono tutti d’accordo, o quasi, potendo remare dalla stessa parte, è quando gioca la Nazionale, soprattutto in grandi tornei come Europei e Mondiali.
Fortunatamente siamo proprio in quel periodo. In Germania gli Azzurri hanno fatto il bello e il cattivo tempo in due partite. Contro l’Albania si è vista un’ottima squadra, con la Spagna no. L’1-0 è il risultato più bugiardo visto finora nella terra di Nietzsche e Schopenhauer, con un passivo che sarebbe potuto essere ben peggiore. Le furie rosse hanno squarciato il Velo di Maya italiano, mostrando una fragilità di cui si sospettava ma che non era ancora emersa fino a questo punto. Qual è, dunque, il vero volto tricolore? Forse ce ne sono due, lo scopriremo solo con il tempo, a partire da lunedì sera contro la Croazia, la prima finale di questo Europeo.
A proposito di Nazionale, cosa c’entra con il Milan? Niente. Nel vero senso del termine. Non so se ci avete fatto caso, ma la presenza rossonera in Germania, con la maglia azzurra, è pari a zero. Su 26 giocatori, 29 con le pre-convocazioni, nessuno gioca con la maglia del Diavolo. L’Inter è rappresentata da 5 giocatori, la Juventus da 4, il Napoli da 2, la Roma da 4, il Torino da 2. Ci sono anche Genoa, Bologna, Lazio, Atalanta e, udite udite, Hellas Verona. Lo so che non significa nulla, però è un dato curioso, soprattutto se fate scorrete le lancette dell’orologio all’indietro. Anche e soprattutto perché, le formazioni tipo del Milan delle ultime stagioni, non ha quasi mai fatto vedere giocatori italiani. Calabria, Romagnoli, Gabbia e Pobega sono state poche eccezioni.
Teletrasportiamoci al 2021. La Nazionale vince gli Europei trascinati da Donnarumma, solo che non era già più un giocatore del Milan, avendo salutato e sposato la causa del PSG. La lista dei 26, riguardandola, presentava lo stesso numero di esponenti rossoneri di quella attuale: zero. In quel caso, grazie a Domenico Berardi, c’era anche il Sassuolo a portare in alto i colori italiani.
Considerando che l’Italia, ahinoi, non ha partecipato né al mondiale russo del 2018, tantomeno a quello qatariota del 2022, per raccogliere altri dati occorre andare ancora più in là con gli anni, al 2016. Francia, Conte, Zazza e Pellé. Un’estate, nonostante la beffa contro la Germania ai rigori, indimenticabile. Il tecnico salentino fece un vero e proprio miracolo, mettendo in fila il Belgio ai gironi ed eliminando la Spagna agli ottavi con una squadra mediocre, non di più. Calciatori del Milan? Uno solo, Mattia De Sciglio.
Ai Mondiali del 2014 la quota rossonera fu pari a tre: De Sciglio, Abate e Balotelli. Ad Euro 2012 il numero fu uguale, con Nocerino, Abate e Cassano, poi partente. Insomma, senza fare troppi giri di parole, i protagonisti del Diavolo in Nazionale, negli ultimi 14 anni, sono stati pochi, pochissimi, spesso inesistenti. Bisogna tornare al 2010, e poi al 2006, ovviamente, per ritrovare campioni e pilastri come Gattuso, Pirlo, Nesta, Inzaghi e via discorrendo. Una tradizione secolare che ha subito uno stravolgimento ai limiti dell’incredibile, oltre che impronosticabile. Basti pensare ai vari Maldini, Baresi, Tassotti, Costacurta, Ancelotti, Donadoni, Rivera, Albertosi e chi più ne ha più ne metta, per capire il legame speciale tra l’azzurro e il rossonero.
La speranza, tuttavia, è dietro l’angolo e ha i nomi di Francesco Camarda, Diego Sia, Mattia Liberali, Davide Bartesaghi e Kevin Zeroli. Il nuovo che avanza incantando, avendo già in testa l’idea di riportare in alto il Diavolo oltre i confini italiani, facendo sì che tutti, ogni tanto, una volta ogni due o quattro anni, tifino per lui.
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