Il nuovo stadio del Milan prenderà forma del 2030. Ancora cinque anni e stagioni in cui il Diavolo accenderà San Siro, infiammandolo e illuminandolo. Il momento dell’addio sarà doloroso e malinconico allo stesso tempo. I ricordi affioreranno e completeranno un album immenso. Prima, però, è necessario raccogliere altre foto, a partire da quest’anno. Dopo la scorsa stagione, una delle più deludenti del decennio, ma non solo, vivere un campionato così era un pensiero lontano. La vittoria di domenica scorsa contro il Napoli ha acceso l’immaginazione dei tifosi, proiettandola verso pensieri bellissimi. Domani, la prova del 9 a Torino.
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Oltre a parlare di campo, tuttavia, gli ultimi giorni sono stati dominati dai discorsi sul nuovo stadio. L’ultimo in ordine cronologico ad averne parlato è stato Giuseppe Marotta, intervenuto così ai microfoni di DAZN:
“Inizieremo un percorso difficile, società e comune avranno un ruolo importante in questa fase. La nostra non è stata una scelta, ma una necessità: oggi esiste ancora un gap a livello europeo per quanto riguarda strutture e ricavi. Vogliamo agire in questa direzione, con un senso di responsabilità civica e ambientale, garantendo ai cittadini il rispetto dei loro diritti”.
Sempre oggi, anche il sindaco di Milano Sala aveva espresso il suo parere, rispondendo a Ignazio La Russa, contrario all’abbandono della Scala del Calcio.
“Se Milano vuole essere una città moderna, internazionale, non può avere timore a dire che lo stadio ha i suoi anni e che il Politecnico effettua continue verifiche perché il terzo anello vibra. Si prenda la cosa con coraggio. Io sono stato coraggioso, ho visto il problema sul tavolo e non mi sono girato dall’altra parte. La Russa dice di tenere San Siro perché ci sono altre squadre che ne possono usufruire oltre Inter e Milan. Chieda allora al Ministro Abodi di andare a reclutare squadre che vengano a giocare a Milano, gli facciamo un contratto di affitto. A giudicare il lavoro degli altri sono tutti capaci”.
