Non si scopre oggi l’essenza, la classe e le qualità intrinseche di un giocatore quasi sacrale come Luka Modric.
Dagli esordi ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti e di campi calcati. Modric non è soltanto un centrocampista o un giocatore di grandi letture tattiche, va oltre il mero aspetto tattico.
Cresciuto con un fisico che non lo supportava, ha dovuto accentuare le sue capacità cognitive, per mantenere il confronto con gli altri compagni di squadra e conseguenti rivali per una maglia da titolare.
Nato trequartista e la sua classe ha fatto si che negli anni si è abbassato sempre di più per dirigere ed orchestrare le rispettive squadre. Dalla Dinamo Zagabria, la squadra rivale della famiglia Modric che tifava Hajduk Spalato. Passando al Tottenham, fino al Real Madrid dove ha tenuto testa contro i migliori avversari negli anni d’oro del campionato spagnolo.
Al Milan è arrivato con l’arduo compito di riportare il suo amato Milan in Champions League. Competizione che ha reso possibile il suo innamoramento verso i colori rossoneri, grazie all’ex leggenda rossonera Zvonimir Boban.
Nel ruolo di regista è uscito spesso e volentieri come il migliore in campo, ma ciò nonostante il Milan non ha raggiunto il suo obiettivo, con il rammarico del fenomeno croato.
Con il mondiale alle porte l’idea era ancora incerta, ma l’uscita contro il Portogallo del suo ex compagno Cristiano Ronaldo, ha riacceso la passione che tanto ha contraddistinto la sua carriera.
Con Amorim il suo ruolo inevitabilmente è variato. A differenza del centrocampo a tre dove lui veniva coperto dalle due mezze ali, in un centrocampo a due ha avuto le sue prime difficoltà, risolto in uno schiocco di dita, dopo la pessima partita contro la Lazio.
Contro il Lecce Modric ha ripreso a dominare sul rettangolo verde, con grande piacere del mister. Qualità che non passano inosservate come per un giocatore che ha fatto la differenza anche nel Manchester City. Squadra con cui ha vinto una Champions League proprio contro l’Inter con un suo gol: Rodri.
Il mediano ex Atletico Madrid e Manchester City, in forza oggi al Barcelona si è contraddistinto per la capacità di leggere il gioco prima di tutti gli altri. Sia Rodri che Modric condividono un premio che viene consegnato al giocatore più importante dell’anno solare, il pallone d’oro.
Il premio ed onorificenza più alta che possa riceve un calciatore in carriera. Modric che lo vinse nel 2018, dopo uno splendido mondiale in Russia, raggiungendo una finale storica, persa poi contro la Francia.
Con il croato ancora affamato di giocarsi le sue ultime carte con la sua nazionale, ha voluto omaggiare il suo capitano e giocatore simbolo ai microfoni di Sportske Novosti:
“Sono legato a Luka da tanto tempo. Una volta Bjelica ha detto che Modrić è contemporaneamente un sei, un otto e un dieci, il che significa che vale 24.
“Rodri è il miglior numero sei al mondo, ma è un sei. Loro due sono giocatori top, e lo sono per tantissime ragioni: per la lettura dello spazio, per l’intelligenza…”.
“Non esiste un allenatore che arrivando in un club possa dire di non aver bisogno di loro. Potrebbero assolutamente giocare insieme”.
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