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Pastore: “Se agisci in questo modo non puoi cambiare subito dopo!

L’arbitraggio italiano è diventato un argomento sempreverde anche davanti al caffè del mattino per ogni tifoso.

Dinamiche che cambiano ogni weekend, arbitri, assistenti al VAR o metodo diverso, il discorso purtroppo non cambia. In questa stagione stiamo assistendo ad una gogna mediatica, che va ben oltre i confini nazionali. Argomento che preferiremmo che venisse sostituito con le giocate individuali o collettive dei 22 in campo, ma così non è.

L’arbitraggio moderno sembra non trovare più una linea guida. Chi si ricorda di quel famoso “fuorigioco geografico” che ha annullato il gol di Kessie in un Milan – Napoli? Praticamente tutti, ma questo termine o situazione non ha più calcato nessuno dei campi di gioco.

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Dalla questione delle doppie ammonizioni su cui il VAR non può intervenire, ai cambi di direzione che gli assistenti consigliano all’arbitro prendendo le redini del gioco, quando dovrebbero solo assistere il direttore di gara. L’AIA sta cercando di riparare un danno che pare irrecuperabile nell’imminente futuro.

Argomento che scotta di cui ha parlato Giuseppe Pastore esprimendosi in questo modo a Radio TuttoNapoli:

Secondo te in Italia è saltato il concetto di ‘chiaro ed evidente errore’?

“Ormai è caduto qualunque protocollo. Milan-Parma è un esempio perfetto: se fischi un fallo su Maignan, una decisione che può avere un senso, non puoi poi cambiarla al VAR se non è un chiaro ed evidente errore. E invece succede. Nel calcio ideale, il rigore o un gol annullato dovrebbero arrivare solo in casi davvero estremi. Qui invece si entra su episodi grigi e si cambia rotta”.

Il paradosso è che più se ne parla in tv, meno dovrebbe essere ‘chiaro ed evidente’…

“Esatto. Se un episodio genera mezz’ora di discussione in ogni studio, vuol dire che non è chiaro ed evidente. Il problema è che si vuole rendere tutto complicato. E in Champions tanti di questi contatti nemmeno vengono guardati: sembra davvero un altro regolamento”.

Quindi come se ne esce, se non parlano i club?

“Non lo so. Però dovrebbe parlare chi guida il sistema: il responsabile arbitrale è sparito da mesi, e resta il primo responsabile insieme a Gravina, che come presidente federale ha in mano anche la gestione complessiva. Gli arbitri mi sembrano nervosi, impauriti, quasi terrorizzati: e questo porta ad altri errori, soprattutto nelle partite più delicate”.

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