Negli ultimi giorni la situazione riguardante la positività ai test anti-doping di Paul Pogba è diventata un vero e proprio “caso”. Secondo quanto viene riportato da Corriere della Sera, il calciatore juventino non ha assunto testosterone sintetico, ma Dhea, un ormone sintetico che potrebbe facilitare il compito del collegio difensivo.
Il Dhea, ossia deidroepiandrosterone noto come “ormone della giovinezza”, è un ormone sintetico ben differente dal testosterone ed è molto più presente in supplementi alimentari e per sportivi, sia per scelta di chi lo produce e “taglia” le sostanze sia per contaminazione. Come riportato, dietro allo “scambio di sostanze” non c’è un errore di laboratorio, a Roma infatti avevano evidenziato chiaramente che la diversa quantità di Carbonio13 nei 4 metaboliti identificava il Dhea, ma i protocolli Wada non permettono di fare distinguo nei referti tra le due sostanze, distinguo che la consulente legale di Pogba ha invece messo nero su bianco.
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La difesa di Pogba, dunque, quando verrà chiamata dalla Procura Antidoping potrà giocare la carta della contaminazione, ma dovrà farlo con attenzione: dalle quantità importanti di metaboliti in circolo certificate nel dossier risulterebbe un’assunzione molto vicina alla data del controllo. Questo, dunque, rende difficilmente sostenibili le voci che circolavano riguardo all’assunzione di un prodotto durante la sua vacanza negli Stati Uniti.
La difesa di Paul Pogba, dunque, dovrà essere brava e sincera nel spiegare dove ha comprato l’integratore, da chi e quando.

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