Paulo Fonseca sembra sempre più vicino alla panchina del Milan. Il tecnico portoghese ha sconfitto la concorrenza e con ogni probabilità prenderà il posto di Stefano Pioli sulla panchina rossonera. Ripercorriamo insieme tutta la carriera del tecnico, cercando di capire le motivazioni che hanno spinto il club a scegliere l’ex tecnico della Roma.
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Gli inizi e l’impresa con il Paços Ferreira
Dopo qualche anno nelle categorie minori portoghesi, Fonseca si mette in mostra sulla panchina del Paços Ferreira nel 2012-13, classificandosi al terzo posto nella massima serie portoghese, migliorando di 21 punti la classifica dell’anno precedente del Paços e qualificandosi per la prima volta nella storia del club alla Champions League. Un vero e proprio miracolo sportivo. A fine stagione decide di lasciare la squadra. Il Porto infatti gli concede la grande occasione. Dopo una stagione anonima in cui si aggiudica la Supercoppa di Portogallo, deludendo tuttavia in campionato dove non riesce a difendere il titolo conquistato dai “Dragões” e subendo anche l’eliminazione ai gironi di Champions League, viene esonerato a poche partite dalla fine della stagione. Ritorna dunque al Paços Ferreira, che senza Fonseca aveva rischiato la retrocessione nella stagione precedente. Ottiene un buon ottavo posto in campionato.
I successi con lo Shaktar e gli anni recenti
L’anno successivo approda sulla panchina del Braga, dove vince la Coppa di Portogallo, oltre ad arrivare ai quarti di Europa League. Conclude il campionato con un positivo quarto posto. Nel 2016 arriva la chiamata dello Shakhtar, che lo sceglie per porre fine ai due titoli consecutivi vinti dalla Dinamo Kiev. Missione compiuta, perché Fonseca vince tre campionati consecutivi in Ucraina, aggiungendo anche tre Coppe d’Ucraina e una Supercoppa. Tuttavia delude nelle competizioni europee: esce ai preliminari di Champions nel primo anno, contro lo Young Boys. Al secondo anno elimina il Napoli ai gironi, riuscendo anche a battere il Manchester City, poi esce agli ottavi con la Roma. Mentre al terzo anno esce ai gironi, dietro a City (nuovamente) e Lione.
Arriva alla Roma, che era reduce da un sesto posto con 66 punti: al primo anno arriva quinto a quota 70 punti. Esce agli ottavi di Europa League con il Siviglia. Al secondo anno delude in Serie A: settimo a pari punti con il Sassuolo di De Zerbi. Tuttavia compie un ottimo cammino in Europa League, eliminando Braga, Shakhtar e Ajax, prima di uscire in semifinale con il Manchester United. Nel 2022-23, dopo un anno di pausa, si siede sulla panchina del Lille, dove migliora di 12 punti la classifica rispetto all’anno precedente, arrivando quinto. Al secondo anno sfiora la qualificazione in Champions, arrivando quarto a -2 dal Brest. Esce ai quarti di Conference League con l’Aston Villa, ai calci di rigore.

Perché il Milan sceglie Fonseca?
Dati alla mano, Fonseca è un allenatore che ha praticamente sempre migliorato il rendimento delle squadre rispetto ai suoi predecessori. Questo nonostante delle campagne acquisti sempre molto anonime. Durante il suo primo anno al Lille la società aveva anche venduto pezzi pregiati come Botman e Onana, senza sostituirli con alternative di livello. Anche a Roma gli avevano venduto Manolas, El Shaarawy e Luca Pellegrini, investendo tuttavia i soldi delle cessioni in profili come Spinazzola, Cristante o Mancini. La sua nel complesso è una buona carriera a cui è sempre mancato l’acuto: qualche buon percorso nelle coppe europee e nulla di più. Al momento la sua più grande impresa rimane senza dubbio il terzo posto con il Paços Ferreira. Scegliendo Fonseca il Milan probabilmente spera di ripetere i successi dei primi anni del ciclo di Pioli, prendendo un allenatore che dovrà fare il definitivo salto di qualità a Milano, proprio come il suo predecessore.
Il profilo del portoghese è infatti molto simile a quello dell’ormai ex tecnico del Milan. Sono entrambi allenatori che prediligono un gioco offensivo, pressing alto, con il 4-2-3-1 o eventualmente il 4-3-3 come modulo e in grado di valorizzare i giovani. Fonseca sfrutta molto il gioco sulle fasce e potrebbe ulteriormente valorizzare la coppia Theo-Leao. Inoltre nel corso della sua carriera si è sempre dimostrato molto accondiscendente alle scelte di mercato della propria società, senza mai avanzare richieste scomode o eccessive.
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