EDITORIALE PRIMA PAGINA

Per non bere un uomo deve avere un motivo

Mettiamo che sei andato a mangiare al solito ristorante a quattro strade da casa e mettiamo che hai finito la cena e che ti senti che stai per scoppiare, con quella sensazione che ti sta per saltare il bottone della tua camicia a quadri da ristorante.

Una di quelle situazioni ingolfate di quando lo stomaco ti sembra tutto una faglia tettonica che si sposta, che non vuoi mangiare più niente perché poi staresti male. L’avete presente di sicuro quel momentaccio, penso.

E invece poi puntualmente tutte le volte succede che leggi tutti i dessert sulla carta e tu non vuoi niente, ma niente niente davvero. Che basta, che hai finito, che sei pieno.

E invece no perché hai messo gli occhi sulla creme brulée del menù. E quasi quasi alla fine quella la ordineresti. Ma solo quella. O proprio quella o niente: è una tua fantasia. Di sicuro è capitato anche a voi, succede tipo sempre a cena fuori quando sei completamente pieno.

Quindi, come da routine la chiedi al cameriere, ma naturalmente di tanti dessert l’unico esaurito è la creme brulée in persona. Cacchio, è perché va sempre così, lo sapete. E succede che ti rimane quel pensiero, che ci rimani veramente male. Rimani afflitto per tutto il dopo-cena. Davvero.

Comunque sicuro che vi è successo. A me è successo ed è una catastrofe. Succede anche spesso nei ristoranti, poi. È tipico.

E forse, o forse no, lo stesso sarà accaduto a voi con un bel superalcolico desideratissimo. Con il solito cameriere che ha anche finto di essere dispiaciutissimo quando vi ha detto di no, il balordo, e tutta questa finzione vi ha dato solo ancora più fastidio. Il rancore di oggi, davvero lo capisco.

Ecco, sottolineamo, non è in queste situazioni che chi ha il vizio dell’alcol smette di bere. Nossignore. Diventare sobri non funziona così, da come so io. Cioè, soprattutto, non va in questa splendente e utopica maniera ideale neppure per il caro Milan con tutti i suoi amici veri tifosi milanisti accanto. Fidatevi che è così.

Quel Milan che è sobrio da quasi 72 ore, che quella sera si è recato al banco interamente afflitto, colpevole da sembrare un non-marito miserevole in un locale jazz. Chiedeva al barista uno scotch whisky – tipo James Stewart in qualsiasi film anni ’50 – se ne stava lì in occasione del post-finale di partita contro la Roma, e così per il secondo tempo supplementare contro il Torino.

Roba da piangere, amici miei. Roba da stare a singhiozzare solo al pensiero con l’ugola dondolante. Scene proprio tristi. Che drammi.

Comunque, oggi, qualsiasi Lecce si troverà di fronte, sarà il Milan a dover cambiare atteggiamento rispetto alle ultime uscite. È un normalissimo atto di forza che il Milan deve dimostrare, e che i tifosi ora si attendono. Perché in questo periodo di sfortuna nera neppure il rinnovo di Bennacer ha fatto abbozzare un sorriso ai milanisti.

Insomma, lo sapete che quando uno comincia a bere con insistenza, come successe ai vostri amici Jerry e Thomas del caso, che beh, è difficile perdere il viziaccio. Ma due volte (Roma e Torino) non è un’abitudine, due volte è due volte e basta. Tre volte, invece, non sarebbe due volte. Tre volte sarebbe un’abitudine, e della razza peggiore.

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