Rafaela Pimenta, procuratrice sportiva tra le più potenti al mondo, ha parlato di diversi temi legati all’attualità del mondo del calcio, ma non solo. L’avvocato brasiliano ha rivelato anche un retroscena relativo al passio di Santiago Gimenez dal Feyenoord al Milan:
“Sono negli Stati Uniti da un paio di settimane per seguire questo torneo. Tra noi procuratori si parla molto di come il Mondiale per club possa influenzare il mercato e di quali cambiamenti porterà. Di fatto, proprio a causa di questa competizione, il calciomercato è iniziato con largo anticipo, circa un mese e mezzo fa. Come avviene per i Mondiali, però, molti stanno aspettando che emerga qualche talento di spicco.
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C’è un tema che mi sta particolarmente a cuore: la regolamentazione dei minuti giocati dai calciatori in una stagione. Serve un limite chiaro. Poi saranno le singole società a decidere come e dove impiegare i propri tesserati. Ho portato questo argomento anche a un tavolo di lavoro della UEFA e finalmente si inizia a riconoscere che il problema esiste.
Le pressioni sono enormi: tutti vogliono vedere in campo le stelle, sempre. Ma è irrealistico. Ricordate il caso Messi, quando non giocò un’amichevole dell’Inter Miami a Hong Kong? Scoppiò un caso mediatico. Alcuni dei miei assistiti hanno solo dieci giorni di ferie l’anno: anche con stipendi milionari, è difficile reggere. Gli infortuni e i crolli fisici sono un rischio concreto. I club li vogliono impiegare, i tifosi vogliono vederli giocare e loro stessi non vogliono restare in panchina. Per questo serve un intervento istituzionale.

La Serie A viene spesso descritta come un campionato per giocatori a fine carriera, ma non è vero. Ha ancora grande fascino grazie allo stile di gioco e alla qualità della vita. È un torneo che conserva una dimensione umana, in un contesto calcistico sempre più orientato al business. Pensiamo a Gimenez: aveva molte offerte ma ha scelto il Milan perché voleva vivere in Italia. Quanto ai calciatori italiani, il loro problema non è la mancanza di mercato estero, ma una certa riluttanza a trasferirsi, simile a quella che si osserva nei giocatori messicani”.
