Servono gli ultimi dieci scontri diretti tra Milan e Juve per mettere insieme nove reti segnate, a PSG e Bayern Monaco ieri sera sono bastati 51′, visto che tutti i gol sono arrivati tra il 17′ e il 68′.
La partita di ieri rappresenta forse il manifesto perfetto di cosa stia diventando il calcio europeo, soprattutto quando scendono in campo squadre come PSG, Bayern, Real Madrid, City e Barcellona. Forse sono proprio queste cinque formazioni ad incarnare alla perfezione questo nuovo modo di fare calcio basato su uno contro uno anche in fase difensiva, tantissimi giocatori portati sulla trequarti avversaria e poco tatticismo. Il 5-4 di ieri, il 4-3 tra Barcellona e Inter dell’anno scorso, il 4-3 tra City e Real del 2022 sono solo alcuni esempi di sfide che stanno diventando sempre più frequenti quando ad affrontarsi sono queste compagini.
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Il caso Fonseca
Ma la domanda che mi sorge spontanea a questo punto è una: in Italia siamo pronti per questo tipo di calcio? Perché non mi sembra un’eresia dire che Paulo Fonseca ad inizio stagione dell’anno scorso avesse provato a dare al Milan un gioco molto europeo, spregiudicato e incentrato sugli uno contro uno. E i risultati si sono visti sin dalle prime partite del campionato scorso: due gol subiti contro Torino, Parma e Lazio e la costante sensazione di poter sempre essere vulnerabili. Ma allo stesso tempo nelle prime sei giornate dell’anno passato il Milan aveva segnato la bellezza di 14 gol (pensate che nelle 15 partite del girone di ritorno di quest’anno, le reti segnate dal Diavolo sono 16, giusto per rendere l’idea), portando a casa anche vittorie per 4-0 o 3-0 contro Venezia e Lecce, e vincendo con ampio merito il derby.
Però alla lunga quella spregiudicatezza non ha portato i frutti sperati, con il Milan che ha continuato ad alternare, anche a distanza di pochi giorni, prestazioni incredibili, come il successo per 3-1 a Madrid contro il Real, a passi falsi rumorosi come il 3-3 di Cagliari. Ricordiamo tutti quale fosse il racconto mediatico di quel Milan: una squadra priva di equilibrio, fragile mentalmente ed esposta agli attacchi avversari. Il problema fondamentale della Serie A è uno: che per giocare partite come quelle di ieri serve la volontà da parte di entrambe le squadre di fare una partita di questo tipo. Ma in Italia non accadrà mai, perché le “provinciali” o le squadre di media classifica sono ben consapevoli di avere molte più chance di far punti chiudendosi a testuggine piuttosto che affrontando a viso aperto squadre più forti di loro.
Una domanda finale
E non è un caso che con l’arrivo di un allenatore come Allegri, che fa dell’equilibrio il proprio punto di forza, il Milan abbia fatto molto meglio dello scorso anno (nonostante una rosa complessivamente inferiore). Tutto si riassume con una domanda, di cui lascio a voi la risposta: al 57′ di ieri sera il PSG era sopra 5-2, aveva quasi ipotecato la qualificazione; poteva chiudersi un po’ di più in difesa con un blocco un po’ più basso per provare a ripartire in contropiede. Invece non lo ha fatto, continuando a giocare a viso apertissimo e concedendo due gol (di cui uno subito con la difesa a dir poco aperta).
Se foste stati dei tifosi parigini, avreste accolto questi due gol con rilassatezza “perché fa parte del nostro stile di gioco”, oppure avreste detto “certo che potevamo difendere con più attenzione“? Se la vostra risposta corrisponde alla prima opzione, allora siete davvero pronti per il calcio europeo di ieri.
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