Il giocatore, se ce ne è uno, più in difficoltà di questo Milan.
Ora però devi pensare ad un posto qualsiasi, solo ad un posto sicurissimo.
Sei tu e Rambo nella struttura detentiva di Guantanamo a Cuba, siete due contro seimila. Finisci due – voi due – contro uno, ma quello per la paura si fa fuori, tutto da solo. Ecco cosa c’è davvero di sicuro, di più sicuro, al mondo. Ma purtroppo Rambo non esiste. Comunque puoi essere anche nei giardini di lavanda della Bretagna a cogliere i fiorellini per portarli alla tua mammina nell’Idaho, e magari ti porta oltre l’Atlantico qualche creatura fatata di Roal Dahl, ma puoi sempre finire stecchito.
Guardate che è una filosofia.
Voglio dire, queste per Quentin Tarantino sono proprio le basi, livello uno.
Per Quentin Tarantino (il regista dei film tutto-sangue come Pulp Fiction o Django Unchained) ogni tipo con i denti storti e capelli biondi sulla faccia della Terra, basta che è il suo attore protagonista, e sarebbe capace di uscire dalle sabbie mobili, di sconfiggere un drago sputafuoco tutto rosso o di trovare il tesoro tra le trappole della piramide di Cheope. Eppure quando il fenomeno torna a casa succede che dice: “Wendy sono tornato, amore!”
E succede che il fenomeno, sempre lui, dopo aver percorso 1100 km in 2 giorni girandosi il deserto freddo del Gobi, di solito, è davanti al campanello di casa sua e inciampa sullo scalino e finisce che perde un fiume di sangue dal cranio, fino a quando la testa non gli diventa tutta una zucca vuota. E Wendy, beh lei arriva all’entrata giusto per strillare, non risolverà mai niente, tutto qua.
Dovete capire che Tarantino è il classico tipo che pensa che a uccidere il Leone di Nemea sono buoni tutti – è così – ma a aprire una bottiglia di Sprite, che l’hai anche comprata al supermercato due giorni prima addirittura, allora lì sì che stai rischiando di rimanerci secco.
Torniamo alle cose milaniste.
C’era un tempo (che era poco tempo fa) in cui sembrava che Fikayo Tomori fosse il luogo più sicuro del pianeta. Nemmeno vi chiedo se ve lo ricordate.
Comunque, e lo sapete tutti, Tomori è sempre stato il difensore che adora prendersi i brrrividi. È sempre stato quello che più fa il terremoto, più il mare è una tempesta con gli squali martello che fanno surf dentro, e allora più stai al sicuro.
Tomori, lui no, è il difensore che non temporeggia quasi mai, piuttosto ti prende in anticipo l’attaccante avversario rischiando tutto. Lui stropiccia le tutte le carte e quando ha finito le trita nel tritacarte, tanto non gli servono più. E funziona bene ed è sicuro così, Tomori.
È qualcosa molto Quentin, in questo, filosoficamente. Tomori dico.
Ora che la Supercoppa lo ha esposto alle critiche, ancora più di prima, c’è che Tomori semplicemente non si trova. Non si trova nemmeno con questa sua filosofia e di Quentin. Ed è strano, ma è strano perché sembra uno che psicologicamente non è scoppiato.
Se ci pensate, il suo modo di giocare è lo stesso, ed anche se sembra nervoso, quello è perché i risultati non rispecchiano le aspettative. In realtà Fikayo Tomori è ancora carismatico, lo vedete da come batte le mani e da come reagisce agli errori (anche suoi). Lui è ancora – se ce ne è uno tra i titolari dietro – quello che vorrebbe alzare il livello della prestazione quando le cose vanno male. Almeno psicologicamente, anche nervoso ma presentissimo, lui la vive così con il Milan.
Recentemente, ed è – ripeto, strano – i problemi di Tomori sono sempre, e solo, tecnici. Ed è insolito. Come se una macchia di “pulp”, un aggettivo che significa “scadente, eccessivo, esagerato” lo abbia contagiato. Ma, dopotutto, anche questo è nel percorso di Tarantino, anche questo. E allora è normale, forse. Sto mettendo su un’ipotesi, ecco.
Se i limiti per ora sembrano tecnici, possiamo stare tranquilli che quando il Milan ritroverà – e succederà, perché lo credo – quel ritmo, Tomori darà il suo contributo, come sempre.
Detesterei sbagliarmi ma non penso che Tomori sia scadente, ehm, “pulp”.
Più o meno, ecco, la penso così.
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