EDITORIALE PRIMA PAGINA

L’Immortale!

Moncada

Chi è l’Immortale? Ci viene in aiuto la Treccani che lo definisce, in riferimento agli dèi pagani, “colui che non è mortale, che non è soggetto alla morte”. In pratica, qualcuno che non condivide con gli altri esseri umani il limite del viaggio terreno, il concetto di alfa e omega. Spesso, però, l’immortalità è anche una convinzione autoindotta: una forma di autoregolazione che nasce dalle dinamiche relazionali, dagli eventi professionali alimentati dalle proprie azioni e dai propri pensieri.

Edward Young, poeta e drammaturgo inglese vissuto tra Seicento e Settecento, espresse un pensiero antesignano di quel concetto di immortalità oggi attribuibile a un dirigente rossonero: “Ogni uomo crede che tutti gli uomini siano mortali, tranne lui”.

Dal 2018 a oggi Geoffrey Moncada ha visto avvicendarsi proprietari, dirigenti apicali, allenatori e calciatori, attraversando indenne continue rivoluzioni societarie. Mai oggetto, mai bersaglio di contestazioni da parte del popolo milanista. E allora viene spontaneo chiedersi: come potrebbe Moncada non fare propria la massima di Edward Young? Come potrebbe l’enfant prodige dello scouting francese non sentirsi addosso il privilegio dell’immortalità?

Classe 1986, a soli 26 anni inizia la carriera da capo match analyst del Monaco. Dopo appena due stagioni, nel 2015, diventa capo osservatore del club monegasco, conquistando notorietà per aver individuato, a soli 12 anni, tra le fila del Bondy, un ragazzino di nome Kylian Mbappé.

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Da lì la nomea di “fenomeno” dello scouting fa rapidamente il giro d’Europa. Il nuovo Milan targato Elliott lo strappa al Principato dopo sette anni, portandolo a Casa Milan il 5 dicembre 2018. Colpisce subito il suo metodo di lavoro: approccio innovativo, database sterminati di giovani talenti scovati in provincia e valorizzati fino a generare importanti plusvalenze.

Il nuovo corso rossonero, fondato sulla sostenibilità economica e sulla valorizzazione dei giovani, non poteva lasciarsi sfuggire un profilo del genere. Per quattro stagioni Moncada guida l’area scouting, considerata vitale dagli americani. Il suo modus operandi, unito a capacità relazionali particolarmente apprezzate, lo rende un interlocutore gradito soprattutto ai protagonisti dell’era RedBird: Cardinale e Furlani su tutti.

Nel giugno 2023 arriva così la promozione a Direttore Tecnico. Sarà un vizio tutto francese, ma come Napoleone nel 1804, tre anni fa Moncada sembra essersi idealmente auto-incoronato, avvolgendosi in una speciale porpora immortale. Oppure, volendo usare un riferimento più pop, è diventato l’alter ego calcistico di Ciro Di Marzio in Gomorra. Appunto: l’Immortale.

Torniamo allora alle sue tre stagioni da Direttore Tecnico.

Nelle sue mansioni rientra la supervisione della linea progettuale tecnica affidata ai direttori sportivi, prima D’Ottavio, oggi Tare, passando nel mezzo per la figura ibrida rappresentata da Ibrahimovic nella stagione 2024/25, dei quali è responsabile e supervisore. Come se nelle sue mani convivessero potere legislativo ed esecutivo applicati al calcio. Ideatore, garante e responsabile della macchina sportiva rossonera.

Eppure, in tutte le narrazioni rivoluzionarie che ogni anno travolgono il Milan, dov’è il suo nome?

Alla fine della stagione 2023/24, la prima senza Maldini, Massara e Gazidis, il capro espiatorio dei mancati risultati sportivi fu Stefano Pioli, ormai considerato a fine ciclo, insieme all’assenza di una figura-bandiera come Maldini capace di trasmettere milanismo allo spogliatoio. La stagione si chiuse con la Curva Sud vuota e con lo striscione “Il rumore del silenzio” del 5 maggio 2024. Un epilogo che non rimase isolato. La coreografia umana “Go Home” del 24 maggio 2025 accompagnò una giornata di protesta che vide migliaia di tifosi radunarsi prima a Casa Milan e poi dirigersi in corteo verso San Siro al grido di: “Ibra, Furlani, Scaroni, vogliamo le dimissioni. Non servono più spiegazioni: voi dovete andarvene”.

Manca qualcuno nominativo in questo coro? Certo che sì.

E il lavoro da Direttore Tecnico prosegue indisturbato anche in questa stagione, culminata domenica scorsa, 10 maggio 2026, con la terza contestazione consecutiva della Curva Sud e con il settore nuovamente vuoto. Stavolta il bersaglio è stato l’amministratore delegato Giorgio Furlani: “G.F. Out”.

Ciò che lascia basiti è come Moncada riesca sistematicamente a rimanere fuori da qualsiasi forma di narrazione critica.

In tre anni da Direttore Tecnico ha avallato quasi cento operazioni di mercato tra entrate e uscite. Da interlocutore credibile sul piano tecnico e strategico, ha salutato Elliott e accolto RedBird; ha condiviso progetti con Gazidis e oggi con Furlani.

Ha collaborato e/o scelto cinque figure dirigenziali dell’area sportiva, Maldini, Massara, D’Ottavio, Ibrahimovic e Tare, e quattro allenatori: Pioli, Fonseca, Conceicao e Allegri. E non è finita qui. All’orizzonte si intravede già la possibilità di un sesto dirigente e di un quinto allenatore. Alcuni arrivano perfino a mettere in discussione lo stesso Giorgio Furlani.

Lui no. Lui è sempre lì.

Innominato. Intoccabile. Illimitato. Ingiudicato… Immortale!

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