Credetemi. In Italia, al momento, non esiste cosa più bella di Rafael Leao. Almeno quando la luce che lo illumina è la più brillante di tutte. Quando è così, fidatevi, non c’è qualcuno che possa avvicinarglisi. Non si tratta di segnare o essere costante in una fase particolare del gioco, piuttosto della facilità con cui il calcio sgorga dai suoi piedi. Semplicemente, in serate come quella di domenica, gli riesce ogni cosa e, soprattutto, non sembra faticare. Tutto è naturale, come se il mondo fosse plasmato a sua immagine e somiglianza.
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Contro l’Atalanta Leao brillava. Ha fatto indubbiamente la sua miglior partita stagionale, insieme a quella contro il PSG, e una delle più eccitanti, passatemi il termine, da quando veste il rossonero. Imprendibile, immarcabile, incontenibile, straripante. Avete altri aggettivi? Usate quelli che preferite. Ovviamente, qualora non ci aveste fatto caso, sempre con il sorriso stampato sul volto. Il suo libro, d’altronde, s’intitola “Smile”.
Nel momento in cui sta per calciare in occasione del gol, quando chiunque altro avrebbe fatto una smorfia in cui a mescolarsi dovrebbero essere tensione e concentrazione, Rafa sorride, quasi divertito, a prescindere dal risultato dell’azione. Forse, dico forse, a lui non interessa veramente. Non nel senso negativo dell’espressione. Semplicemente, il risultato non conta fino in fondo, il calcio è calcio, il calcio è vita, riprendendo il mantra di uno dei protagonisti di “Ted Lasso”, Dani Rojas, serie meravigliosa che, se non l’avete vista, vi consiglio di iniziare a guardare immediatamente dopo aver letto questo pezzo.
La frase che più spesso si sente quando al centro del discorso c’è Rafael Leao è la seguente: perché non gioca sempre così? Nessuno può rispondervi, probabilmente perché il portoghese è fatto così, prendere o lasciare. Indubbiamente è innegabile che una maggiore continuità sarebbe necessaria, quasi obbligatoria, ma d’altro canto ci sono geni che non puoi cambiare.
Rafa non avrà mai l’indole di Cristiano Ronaldo, suo idolo, ma forse va bene così. Il gioiello di Almada è unico nel suo genere e, per quanto se ne dica, rimane l’ombelico del mondo rossonero. Senza di lui si fatica, non poco, a creare occasioni. Privarsene, sarebbe un delitto. Se avete dei dubbi, andate a riguardare Milan-Atalanta, cambierete idea.
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