Samuele Ricci si è raccontato in una lunga intervista sul canale YouTube di Marialuisa Jacobelli.
Il centrocampista del Milan, arrivato in estate dal Torino dopo mesi di interesse da parte del club rossonero, ha parlato del suo percorso nel calcio, dei momenti difficili vissuti e delle emozioni provate da quando veste la maglia del Milan.
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“Non ho mai pensato di non farcela”
Alla domanda sul timore di non diventare un calciatore professionista, Ricci ha spiegato di aver sempre vissuto il calcio con serenità, soprattutto da giovane:
«Non ho mai pensato, sono sempre stato uno che ha sempre vissuto le cose come andavano, poi quando sei giovane non hai neanche troppi pensieri per la testa, vivi le cose con più leggerezza. Vedi le cose in modo diverso quando diventi più uomo, anche il calcio cambia e lo affronti diversamente».
Il centrocampista ha poi raccontato come il suo modo di vivere il calcio sia cambiato nel tempo, soprattutto durante gli anni a Torino:
«L’ho sempre sperato, come tutti. Anche ora gioco per passione, poi subentrano tante altre cose. A Torino ho cambiato il mio modo di approcciarmi al calcio, prima ero molto più bambino. A Torino ho iniziato a curare i particolari, che sono la cosa che fanno la differenza ad alti livelli. Pressione? E’ anche positiva, vuol dire che stai facendo una cosa importante, anche quella serve. L’ansia ce l’ho anche io, quando entri a San Siro è diverso, ma anche da piccolo ce l’avevo».
I momenti difficili e la forza mentale
Nel corso dell’intervista Ricci ha parlato anche delle difficoltà affrontate nella sua carriera, sottolineando quanto la mentalità sia importante nel calcio:
«Cerco di trovare disciplina e fare le cose che devo fare, poi curo i particolari e i tanti aspetti della vita dei giocatori. Mai stato mentalmente bloccato? Può succedere, anche avere meno fiducia e meno autostima, si può imparare da questi momenti. Testa rispetto al talento? La testa è fondamentale, anche in campo col talento ma senza testa fai poco. Mai sentito solo? Fortunatamente ho tante persone che mi amano, purtroppo in tanti non li hanno».
Poi ha aggiunto:
«Momento più difficile fino ad ora? Ne ho avuto qualcuno. Mai avuto paura di non essere all’altezza? Si, soprattutto quando arrivi in un Club così, poi se sei qua un motivo c’è, l’importante è farsi coraggio e forza su quello, lavorare e migliorarsi».
“Al Milan ho trovato una famiglia”
Ricci ha parlato anche del suo arrivo in rossonero e delle sensazioni vissute nei primi mesi al Milan:
«Essere in un Club così. Poi il contorno fa la differenza, mi sono circondato di persone che vogliono il mio bene, ho una famiglia presente e dei genitori intelligenti, che non mi hanno mai messo pressione. Cosa mi ha reso più forte mentalmente? Le sconfitte un po’ fanno bene. Scuola? Mi sto laureando in Economia, mi manca la tesi. Cosa sono fuori dal calcio? Difficile, il calcio prende gran parte delle energie».
Sul Milan, invece, ha dichiarato:
«Simpatizzavo. Quando ero piccolo non tifavo una squadra ma i giocatori, ricordo Ronaldinho al Milan. Non ho nulla di lui purtroppo. Arrivare qui è straordinario, ho avuto la fortuna di trovare una famiglia, tutto il mondo Milan lo è. Ho trovato persone disponibili, poi io sono espansivo e socializzo con tutti, stan diventando amici. Ho trovato un gruppo bellissimo, lo staff e il mister, c’è sintonia con tutti, si respira un bel clima».
Dai derby vinti a Modric
Tra i momenti più belli della sua carriera, Ricci ha scelto senza dubbi i derby vinti in stagione:
«I due derby vinti in stagione».
Infine, alla domanda sul compagno più forte con cui abbia mai giocato, il centrocampista rossonero non ha avuto esitazioni:
«Modric».
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