Nella seconda giornata della Milano Football Week sono intervenuti Arrigo Sacchi e Frank Rijkaard per parlare de “La squadra perfetta”, ovvero il Milan degli Immortali. I due protagonisti hanno permesso ai tifosi presenti di fare un tuffo nel passato e rivivere le emozioni di quelle incredibili annate, ma non solo. Sia l’ex tecnico rossonero, che il centrocampista olandese non solo hanno ricordato le loro esperienze, ma hanno anche parlato della deludente sconfitta subita dal Milan in semifinale di Champions League.
Rijkaard: “Martedì se il Milan avrà Leao sarà diverso”
Rijkaard, in particolare, ha raccontato alcuni aneddoti relativi alla sua esperienza in rossonero: “Sapevo che, per uscire dallo stadio dello Sporting, Braida dovette nascondere il mio contratto di cessione, appena firmato, nelle mutande. Aveva paura dei tifosi che non volevano che fossi venduto… Quando Ariedo me lo ha raccontato, ho riso molto. Il rigore decisivo contro la Stella Rossa, nella partita ripetuta per la nebbia a Belgrado? Fu un’emozione particolare segnarlo. La semifinale contro il Real Madrid? Fu un grande momento, una serata quasi perfetta. Quasi perché se penso alla gara perfetta, beh quella è stata Milan-Steaua: eravamo fortissimi e lo sentivamo chiaramente. Al Camp Nou di Barcellona fu un dominio. Il segreto dei miei gol nelle gare importanti? Giocavo in una grande squadra. Il rete contro il Benfica, nella seconda finale di Champions (1989-90, ndr), la avevamo provato più volte in allenamento: era uno schema riuscito alla perfezione. E’ stato un onore giocare in una formazione allenata da Sacchi e con dei grandi giocatori come i miei compagni. Tornai all’Ajax perché non credevo più di essere da Milan. Il destino volle che lo incontrassi da avversario: ero triste perché non avrei voluto sfidarli, ma quando giochi una partita, vuoi vincere. E io feci così. Quel match fu speciale, un mix di sentimenti”.
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L’ex centrocampista commenta poi l’euroderby così: “Mercoledì l’Inter mi ha fatto un’ottima impressione come collettivo: è stata più sicura e i suoi singoli hanno fatto la differenza. Se martedì il Milan avrà Leao, sarà tutto diverso perché il portoghese trasmetterà più convinzione ai compagni. L’aspetto mentale avrà la sua importanza e se i nerazzurri penseranno di avere la qualificazione in tasca, chissà… L’altra semifinale? Per me è leggermente favorito il City, ma tifo per Ancelotti”.
“Ho smesso perché non mi divertivo più”
Sulla sua carriera di allenatore aggiunge poi: “Ho smesso presto perché non mi divertivo più, non avevo più motivazioni. Giocare era più semplice che allenare… Sono grato di aver fatto parte del mondo del calcio: ammiro questo sport che tutt’ora amo e lo osservo con piacere perché é in continua evoluzione. I giocatori sono più preparati a livello tattico e atletico. Certi incontri sono molto belli”.
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