Sandro Sabatini ha analizzato la crescita difensiva del Milan, soffermandosi soprattutto sui numeri e sull’evoluzione del reparto arretrato nella stagione attuale.
Secondo il giornalista, il dato più significativo riguarda il netto miglioramento in termini di gol subiti rispetto allo scorso campionato, nonostante una base difensiva rimasta quasi invariata.
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Milan più solido dietro: stessi uomini, risultati diversi
“Qualcosa è cambiato ovviamente nel Milan anche in difesa”, ha spiegato Sabatini. “Il rendimento del reparto parla chiaro: ci sono circa quindici gol subiti in meno rispetto all’anno scorso, ma i difensori sono sostanzialmente gli stessi”.
Il riferimento è a Tomori, Gabbia, Pavlovic e Maignan, colonne portanti della retroguardia rossonera. Sabatini sottolinea inoltre come il mercato non abbia portato nomi altisonanti: Thiaw è stato ceduto per oltre 40 milioni, mentre al suo posto è arrivato De Winter per una cifra vicina ai venti.
“Non sono arrivati Nesta o Thiago Silva”, ha precisato il giornalista, evidenziando come il miglioramento non sia legato esclusivamente agli innesti, ma soprattutto al lavoro complessivo svolto sulla squadra.
Gabbia leader, Bartesaghi rivelazione
Tra i singoli, Sabatini ha esaltato la crescita di Matteo Gabbia, ormai considerato un punto fermo della difesa milanista.
“Gabbia è diventato un pilastro”, ha dichiarato, soffermandosi poi sull’esplosione di Davide Bartesaghi, una delle sorprese più interessanti della stagione.
Il giovane rossonero, dopo un avvio da comprimario, ha saputo conquistarsi spazio e fiducia: “Per cinque o sei partite è rimasto a guardare, poi dopo la gara contro la Juventus nessuno gli ha più tolto il posto da titolare, eccezion fatta per Estupinan nel derby”.

Pavlovic promosso, merito anche di Allegri
Parole importanti anche per Pavlovic, giudicato da Sabatini un difensore di alto livello: “Non ha nulla da invidiare a Bastoni”.
Infine, il giornalista ha attribuito parte dei meriti della crescita individuale e collettiva al lavoro di Massimiliano Allegri.
“Questi calciatori crescono con Max Allegri e con tutti gli allenatori bravi. Certo, per maturare servono anche giocatori esperti e personalità capaci di prendere per mano la squadra nei momenti decisivi”.
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