Da Bologna a Roma, passando,più volte, da Milano. Il viaggio calcistico di Alexis Saelemaekers non è mai stato lineare, e forse è proprio questo a renderlo così coerente. Domenica scorsa all’Olimpico lo hanno accolto con una fischiara rumorosa e in un’intervista esclusiva concessa a Ivan Zazzaroni per Il Corriere dello Sport l’esterno belga non si è nascosto.
Sull’accoglienza all’Olimpico
«Mi è dispiaciuto tanto essere accolto così all’Olimpico», ammette, «posso capire i tifosi, ma quando gioco per una squadra non mi risparmio mai, per questo non ho niente da rimproverarmi. Alla Roma ho dato tantissimo e ricevuto tantissimo, in estate abbiamo preso altre strade perché sono maturate alcune situazioni».
Parla con un italiano fluido, quasi sorprendente. In Italia è arrivato sei anni fa, ma solo da luglio ha ottenuto la residenza al Milan. Nel frattempo, però, ha completato il suo percorso di crescita, attraversando fasi diverse e decisive.
La stagione della maturità
Una grande annata a Bologna con Thiago Motta, chiusa con lo storico accesso alla Champions, seguita da un’altra stagione di livello con Ranieri. «Motta era l’ideale per quel Bologna, per quella squadra», chiarisce, «Ranieri per quella Roma. Immagino che invertendo gli allenatori avrebbero fatto ugualmente bene, ma non ne sarei così sicuro».
Dalla formazione belga all’Università del risultato
«A giocare a calcio seriamente ho cominciato a dieci anni…». Saelemaekers racconta il metodo Anderlecht, la costruzione dal basso, l’assenza dell’ossessione per il risultato. Con Allegri il corso cambia: «Lui insegna la cattiveria, quella agonistica, e a mantenere alta la concentrazione. Sempre». «Ripete spesso che il risultato può dipendere da un solo episodio… Allegri ti cambia la testa».
Compagni di corso e qualità in campo
«Luka ha vinto tanto sia individualmente sia collettivamente. Ma mostra un’umiltà nel lavoro di tutti i giorni, ti conquista. Adri conosce tutto del calcio italiano e ha una personalità incredibile».
L’anomalia? «Come tutti, Leao vive di alti e bassi. Ma non è uno che si risparmia. E poi ha qualità eccezionali».
Var, contatti e verità di campo
«Oddio… Il Var ha corretto e migliorato alcune decisioni arbitrali, ma non è ancora perfetto. Molti contatti vengono valutati in modo sbagliato al video». Anche in questo caso non si nasconde: «Se in area ti senti toccare, il più delle volte non resti in piedi, vai giù. Lo vedi fare agli altri e lo fai anche tu. Talvolta si rimane a terra più a lungo aspettando che venga richiamata l’attenzione dell’arbitro. Non è che in quei momenti stai troppo a pensare…».
Giocare bene o vincere?
La risposta è netta: «Vincere. Ci si ricorda solo di chi ha vinto». E quando gli viene riconosciuta la sincerità, chiude senza filtri: «Perché dovrei raccontare delle bugie».
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