Alexis Saelemaekers, in un’intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio, si è raccontato a 360 gradi. Tra i temi evidenziati dall’esterno belga, le difficoltà riscontrate in carriera e i modi con cui è riuscito a venirne fuori grazie alla sua famiglia. Inoltre, non sono mancate menzioni nei confronti di persone come Maldini, Pioli, Giroud e Thiago Motta, che lo hanno aiutato nel suo percorso di crescita. Di seguito un estratto delle parole di un Saelemaekers a cuore aperto:
“Una persona molto importante per me è Alex Stéphan Debring. C’era fin dalla mia prima partita e mi ha accompagnato, quando ero bambino, nei miei primi allenamenti e nelle mie prime partite. Oggi gli sono molto grato ovviamente, perché è grazie a persone come lui se sono arrivato fin qui e se sono diventato il giocatore che sono oggi”.
“Il Belgio – prosegue Saelemaekers – è un paese che, a parte il meteo che è molto freddo in generale, è davvero caloroso. La gente è molto legata alla famiglia, ci si aiuta tanto l’un l’altro. È il mio paese d’origine, quindi ci sono molto legato. Ed è sempre un piacere tornarci per vedere la mia famiglia e miei amici. Secondo me, inoltre, ci sono monumenti molto belli da visitare. Io sono di Bruxelles, quindi posso parlarti soprattutto di quella. Ed è una città molto bella che va visitata”.
Sul rapporto con Oilvier Giroud:
“Olivier Giroud è stato importantissimo. Abbiamo legato tant. Ho avuto la fortuna di passare con lui le vacanze, di incontrare la sua famiglia e i suoi figli. Abbiamo un rapporto molto stretto ed è arrivato in un periodo della mia vita in cui per me era fondamentale avere un appoggio, soprattutto perché sono arrivato a Milano molto giovane e senza la mia famiglia, rimasta in Belgio. Avere una persona con la sua esperienza che mi aiutava e mi dava tutti i giorni i consigli è stato un fattore enorme di crescita personale. Gli sono molto grato per tutto quello che ha fatto per me. Lo sa già. Siamo rimasti davvero grandi amici”.
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Sull’importanza di aver lavorato con Maldini e Pioli:
“Sono stato molto grato a Paolo Maldini e al mister Stefano Pioli, che mi hanno concesso tanto tempo per crescere sapendo che ne avevo bisogno. E poi il passaggio da Bruxelles a Milano… La città è molto diversa. Se dovessi scegliere di trasferirmi a Milano, lo rifarei mille volte. Per me, oggi Milano e il Milan sono come casa. Sono molto orgoglioso di far parte di questo progetto. La fiducia delle persone importanti in un club fa tutto. Quando hai persone come Stefano Pioli e Paolo Maldini che ti danno tutto il tempo di cui hai bisogno, fai la differenza. Ed è quello che mi ha fatto diventare il calciatore che sono oggi”.
Sull’esperienza al Bologna:
“Anche al Bologna ho avuto la fortuna di trovare Thiago Motta, che capiva la mia situazione. Io ero arrivato lì con l’aspettativa di fare la differenza fin da subito. Ma poi giochi con calciatori di Serie A di alto livello e ti rendi conto che se non lavori al 100% non riesci a fare ciò che vuoi. Anche in quel caso, ricevere le parole giuste da un allenatore come Thiago Motta, che nel calcio ha un’esperienza enorme e sa di cosa si parla, ti dà la serenità di rimetterti tranquillo e ricostruire passo dopo passo il tuo percorso”.
Sul momento negativo della Nazionale italiana:
“È normale che i tifosi italiani abbiano grandi aspettative sulla Nazionale, ma a volte si deve lasciare ai ragazzi tempo di crescere, di avere un progetto stabile e di riprendere fiducia. Tutti i giocatori hanno il livello per giocare il Mondiale, ma a volte, quando non vanno le cose, bisogna avere il tempo di costruire una base senza fretta, altrimenti i risultati non durano nel tempo. Spero per loro che ci saranno nella prossima competizione internazionale”.
Sulla paura di non farcela:
“Tantissime volte ho avuto paura di non riuscire a ritornare ai livelli. Tantissime volte. Avendo intorno persone che ti vogliono bene e che sanno cosa dirti in quel momento, perché i momenti di dubbio nel calcio sono tantissimi, ce l’ho fatta. Io sono una persona molto sicura di me stessa e so che sono arrivato qui grazie al mio lavoro e a una percentuale di talento, ma soprattutto di lavoro”.
“Nel calcio la cosa più difficile è che a volte fai tutto al massimo, al 100%, eppure non escono le giocate. È una cosa che non sai spiegare. Quest’anno ne ho parlato anche con Adrien Rabiot e con altri giocatori in un momento in cui andavo un po’ meno bene. ‘Io sto facendo tutto quello che devo fare al 100%, fuori e dentro il campo, ma non mi riesce nulla. In quei casi, le parole di persone con esperienza ti rassicurano che il momento arriverà, che devi stare sereno e fare le cose semplici. Avere intorno le persone giuste fa tutta la differenza”, conclude Saelemaekers.
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