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Milan, serata da film horror. A Milanello i giorni più importanti delle ultime tre stagioni

pioli

“Quale allegria, se non riesco neanche più a immaginarti, senza sapere se strisciare se volare. Insomma, non so più dove cercarti”

Difficile trovarla oggi l’allegria, aveva ragione Lucio Dalla nel suo capolavoro “Quale allegria”. E’ infatti il momento più triste e delicato per i colori rossoneri degli ultimi tre anni. Altro che allegria.

La sconfitta nel derby di Supercoppa contro l’Inter lancia l’ennesimo campanello d’allarme di una stagione partita bene, portata avanti prima di Natale con il freno a mano già tirato e che adesso rischia di complicarsi maledettamente. Non di certo per il trofeo non alzato al cielo e vinto dai cugini, ma perché questa sconfitta netta e rimarchevole arriva in un periodo già complicato, dove il diavolo fatica ad imporre il proprio gioco.

Ma andiamo con ordine. Con le tre reti rifilate dall’Inter, per il Milan sono ben 9 i gol subiti in quattro gare e mezzo (considerando anche i supplementari in Coppa Italia contro il Torino) dalla ripresa del campionato ad oggi. Troppe per una squadra che scende in campo con il tricolore sul petto. Il Diavolo sembra aver smarrito nella fitta nebbia milanese di gennaio la lucidità e compattezza difensiva che aveva contraddistinto gli uomini di Pioli soprattutto dopo l’arrivo di Tomori.

Anche il gioco sembra venire meno. Il reparto offensivo è già sulle gambe, con Giroud costretto a portare a spasso la carretta probabilmente fino a fine stagione. Rebic e Origi, al momento più in infermeria che in campo hanno dato pochissimo in zona realizzativa. E si sa, nel calcio vince chi l’ha butta dentro, chi gonfia la rete.

Inoltre, gli uomini acquistati sul mercato ad oggi continuano a non convincere e giocare poco. Sicuramente servirà tempo, chiaro. Ma le scelte di Pioli non possono essere un caso. Brahim Diaz spesso favorito a De Keteleare, l’uomo che avrebbe dovuto alzare l’asticella sulla trequarti. Forse sul ragazzo pesa il prezzo del cartellino, che ha alzato le pretese dei tifosi. Stesso identico discorso per Vranckx e Thiaw, che ad oggi non sono neanche la seconda scelta del mister (dati alla mano).

Ma ciò che preoccupa maggiormente è la mancanza di lucidità e il crollo totale del blocco storico. Non sono un caso le ultime prestazioni insufficiente di Tomori e Theo Hernandez – per citarne due –  il problema non è soltanto fisico e qualitativo, ma soprattutto mentale. Dopo il pareggio subito in extremis a San Siro contro la Roma, anche i veterani dello spogliatoio – gli uomini dello scudetto – sembrano aver subito un forte montante in pieno volto. Il Diavolo ha perso certezze. E questo è un dato di fatto.

C’è un “ma”, come in ogni storia. Il Milan non ha ancora buttato tutto al vento, infatti, anche se le possibilità di rivincere lo scudetto al momento non solo altissime visto l’andamento super del Napoli, i rossoneri hanno comunque ancora tanto da dire ad una Serie A che non può definirsi chiusa il 19 di gennaio.

Basse le possibilità di alzare la Champions League sotto il cielo di Istanbul. Poi chissà, il calcio nasce per sognare e far sognare. C’è però da dire che spesso vince la più forte. Ma anche l’Europa, l’habitat preferito storicamente dal club di via Aldo Rossi, può ancora regalare la gioia di partite calde ed emozionati.

C’è un altro “ma”. L’ennesimo della stagione rossonera. La squadra dovrà ritrovare gioco, fiducia e applicazione. La palla passa a Pioli, che dovrà pensare all’ennesimo capolavoro della sua esperienza sulla panchina del Milan.

Preparati Milan, i prossimi giorni a Milanello saranno i più importanti delle ultime tre stagioni.

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