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Sliding doors Milan, quando una scelta di mercato fa la differenza tra vittoria e sconfitta

Nel calcio le scelte di mercato non si giudicano solo nell’immediato. A volte serve tempo, altre volte basta una stagione per capire cosa è andato storto. E guardando il Milan di oggi, il pensiero torna inevitabilmente all’estate e a un nome che circolava con insistenza: Rasmus Højlund.

Højlund, un’idea concreta

Durante il mercato estivo, il Milan aveva messo gli occhi sull’attaccante danese. Giovane, fisico, con margini di crescita enormi. Non era un semplice sondaggio: Højlund rappresentava un profilo chiaro, una punta moderna capace di attaccare la profondità ma anche di reggere il peso dell’attacco. Un investimento importante, certo, ma coerente con l’idea di costruire un Milan giovane e sostenibile.

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La scelta Nkunku

Alla fine, però, la dirigenza ha scelto Christopher Nkunku, puntando su qualità, tecnica e versatilità. Un giocatore che sa muoversi tra le linee, creare spazi e dialogare con i compagni. Il problema è che, col passare delle partite, i gol non arrivano. Nkunku lavora molto per la squadra, ma fatica a essere decisivo sotto porta, e questo pesa in un Milan che ha bisogno di concretezza.

Oggi manca una vera punta

Ed è qui che nasce il problema. Il Milan attuale crea, palleggia, arriva spesso sulla trequarti ma fatica tremendamente a finalizzare. Manca qualcuno che trasformi le mezze occasioni in gol, che faccia reparto da solo, che sporchi le partite difficili. Una punta vera, insomma, quella che Højlund avrebbe potuto diventare.

Un tema trito, ma inevitabile

Sì, è un argomento già sentito. Ma è impossibile ignorarlo. Perché il calcio, alla fine, è semplice: senza gol non si vince. E forse, guardando il presente, quell’estate pesa un po’ di più. Non come rimpianto assoluto, ma come lezione per il futuro.

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