Scorrono i titoli di coda sulla stagione del Milan. Quel “The End” è un terribile epitaffio su un campionato che più brutto non poteva essere immaginato nemmeno dal peggior detrattore. Dopo un emozionante e meritato scudetto, il sogno della seconda stella ci ha impiegato appena metà stagione per tramutarsi in un vero e proprio incubo.
La squadra che ha fatto brillare gli occhi e ha stupito per gioco, dedizione, voglia di andare oltre qualsiasi ostacolo, ormai non c’è più. Ha dato il suo commiato, scucendosi virtualmente lo scudetto dal petto, nel peggiore dei modi. Lo fa con una prestazione vergognosa. Dominata sotto tutti gli aspetti da una Lazio che ha dimostrato una superiorità netta e indiscutibile. Un 4-0 che umilia in toto quel tricolore sul petto. Sentimento amplificato dal meno 12 dalla capolista, l’eliminazione in Coppa Italia, la figuraccia nel derby in Supercoppa e dulcis in fundo, il margine per salvare la zona Champions è di appena un punto.
La regressione di questa squadra è nel gioco e nei numeri. Quattro punti in meno alla fine del girone d’andata rispetto alle ultime due stagioni. Segno meno anche nei gol realizzati, 35 contro i 40 dello scorso anno e i 39 di due stagioni fa. Il trend numerico è in crescita per quanto riguarda i gol subiti. E non è una conquista. Dal maledetto minuto 87 contro la Roma è iniziata una caduta libera che non ha precedenti nel recente passato. Era dalla stagione 2018 che il Milan non restava all’asciutto di vittorie per cinque match consecutivi. Negli ultimi 20 giorni contro Roma, Torino in Coppa Italia, Lecce, Inter in Supercoppa e Lazio abbiamo portato a casa due pareggi e tre sconfitte subendo 11 gol. Follia se si pensa che lo scorso anno abbiamo chiuso con la migliore difesa d’Europa.

Francamente è impronosticabile il futuro. La narrazione di una squadra che da fondo a tutte le strategia motivazionali per ricompattarsi sta diventando stucchevole. Ormai tra frasi, classifiche e slogan avversari vari, affissi a Milanello, hanno trasformato quello spogliatoio in un’aula di scuola elementare. Lo stesso Pioli negli ultimi 20 giorni è diventato un disco rotto. Le dichiarazioni post disfatta romana se accostate a quelle delle ultime settimane, denotano un piattume del quale si può fare a meno.
”Come si spiega questo ko? Si può spiegare tornando velocemente a Milanello a lavorare bene. Non stiamo mettendo in campo prestazioni all’altezza delle nostre possibilità”. Tornare velocemente a lavorare a Milanello? E la sicumera con la quale ieri affermava di aver capito e risolto i problemi in vista di stasera? Parole, parole, soltanto parole per nascondere una verità che ci sta raccontando di un processo di normalizzazione che ci riporta al 23 dicembre 2019 in quel di Bergamo.
Dopo il silenzio assordante di Riyad, Paolo Maldini ha parlato stasera e tra sospiri, morsi alle labbra e sorrisini amari gioca, male, sulla difensiva e dice: “Non dobbiamo pensare che stiamo facendo dei disastri. Siamo dentro i nostri parametri”. Penso ci sia da aggiungere poco su un pensiero che tende ad una difensiva fuori luogo. La regressione di questo gruppo è palese e un esercizio di autocritica non potrebbe che giovare al futuro invece di arroccarsi dietro frasi di circostanza.
Futuro, che bella parola. Al netto di una bella prestazione in Champions che non escludo possa arrivare tra qualche settimana, stasera si è conclusa l’ambizione di conquistare un trofeo ma non la stagione. L’ingresso in Champions è ancora un grande obiettivo che rende questa stagione ancora viva. Da domani testa bassa e la smettano di cercare frasi fatte per regalare l’illusione di una motivazione.
Il Milan è comunque la squadra Campione d’Italia in carica. Onori fino alla fine il tricolore sulle maglie e i colori di questo club. Finire la stagione tra le prime quattro deve avere la valenza di un trofeo per poi ripartire dagli errori di quest’anno e riprendere il cammino verso la conquista della seconda stella.
Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!
