Senza scomodare grossi quesiti religiosi sul serio, Theo Hernandez da laterale e da difensore centrale è una cosa davvero diversa.
È accaduto in questi mesi di privare Theo del suo ruolo di terzino, molto theo-logico (consentitemi di scrivere), per investirlo di un ruolo da difensore, ma di un senso piuttosto atheo (consentitemi di scrivere).
Voglio dire, averlo spostato è un’operazione che ha dovuto svuotare, per forza di cose di tutte, le convinzioni del mondo di Theo Hernandez, e poi è rinnegare tanti significati e accettarne ben meno. Giocare da difensore e non da terzino, alla sua maniera, è lasciare tante speranze per una verità ben più amara, e basta.
Infatti, parliamo di Theo Hernandez che ha vestito la pelle del difensore centrale e non del terzino, ma sempre per obbligo e mai per scelta tecnica.

Il fatto è semplice ed è che Theo Hernandez da laterale può correre molto più in avanti. Allo stesso tempo, giocare al centro della difesa, per quanto bene, lo fa stare molto più limitato, naturalmente. Non è una scienza astratta o complessa ma, anzi, è davvero tutto molto facile, e riguarda solo qualche equilibrio tattico. Spiega che Theo che supporta gli attaccanti in avanti è una delle necessità più fondamentali del Milan. E c’è poco da analizzare o da discutere, è una di quelle poche volte.
Basterebbe dire che, d’altra parte, questo Milan forse non ha dozzine di migliaia di soluzioni per attaccare in avanti. Specie con Rafael Leao che non trova la porta e non fa da motore potentissimo per tutto il suo microcosmo.
È anche per questo che, in questo periodo, il Diavolo non può fare a meno delle soluzioni che Theo può offrire nella metà campo offensiva.
Davvero, ma come può il Milan resistere senza vedere Theo on the road che corre e sembra lanciarsi. Partire da Chicago e farsi di strada ogni cartello con su scritto: “Sei in un paese meraviglioso” a piedi, come fai senza vedere il Canada e il Messico e senza pensare al Perù. Come può qualcuno mai rinunciare a vedere Theo Hernandez sporco che si fa le docce fredde e che sta sempre nella sua stessa velocissima macchina e che, corre avanti e avanti e non si frena davvero mai, e scatta e si allontana e si fa tutta la costa a est e a ovest, che sembra non finire mai e incarta un po’ tutti, e va senza fine ma dice: “Dobbiamo andare. Non so dove. So che dobbiamo andare” come Jack Kerouac.
Come si fa senza l’uomo che si fa da dio delle sue strade e si inventa tutto il suo percorso di vita, quando corre ad ogni partita, e non si capisce nulla? Come si rinuncia? Theo è fondamentale, largo. Davvero.
Dopo i grandi voti da difensore centrale, ora… bentornato terzino, Theo.
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