Milan, quanti italiani hai ceduto? Da Donnarumma, il peccato originale, al rimpianto Tonali. Gigio, “acquistato” a parametro zero dal PSG nel 2021 e passato al City nel 2025 per 35 milioni di euro, reduce da cinque titoli nazionali, tre Supercoppe francesi, due Coppe di Francia e una vittoria in Champions; Sandro, venduto al Newcastle per 60 milioni nel 2023, oggi in direzione Tottenham per la cifra record – per un italiano – di 116 milioni.
La ferita Mattia Liberali è freschissima, col perfezionamento del passaggio del trequartista classe 2007 al Como di Cesc Fàbregas per 6 milioni: ferita che rischia d’infettarsi, se si tiene conto del tentativo tardivo – se non goffo – del patron rossonero Gerry Cardinale di ricucire i rapporti col ragazzo. Il conto è servito: 3 milioni al Milan, col valore dell’ex rossonero già raddoppiato. Aumento giustificato dall’ottima stagione in Serie B col Catanzaro, e il ruolo di attuale trascinatore nella nazionale under19.
Quasi cento milioni di rimpianti
Fermandoci ai primi tre nomi, siamo già a 94 milioni di rimpianti per un Diavolo che parla sempre meno italiano, al netto del moto d’orgoglio che ha portato la dirigenza a riscattare il giovane bomber Francesco Camarda, che sarà messo a disposizione di Amorim.
La lista si allunga con Alessio Romagnoli, Davide Calabria, Daniel Maldini, Marco Brescianini, Tommaso Pobega, Marco Nasti, Alessandro Plizzari.
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Daniel Maldini è un caso da manuale: il Milan lo cede al Monza a zero nel 2024, mantenendo il 50% sulla rivendita. Nel nuovo club trova continuità, qualche gol, e mercato: la Dea lo acquista per una cifra tra i 13 e i 14 milioni. Brescianini segue un iter del tutto simile, passando al Frosinone per 6,2 milioni l’anno prima. Cresciuto nel vivaio del Diavolo, i 9 milioni del cartellino attuale passano attraverso minuti che il Milan non avrebbe potuto garantirgli. C’è da chiedersi, per fare i conti nelle tasche rossonere, fino a che punto la monetizzazione di oggi valga il talento di domani.

Non parliamo, comunque, di milioni propriamente persi, quanto di valore non catturato. E in un momento in cui la nostra Nazionale invoca – più o meno tacitamente – l’aiuto dei club di Serie A nella formazione e nella tutela delle baby promesse azzurre, non può che inquietare la traiettoria di un Milan sempre più globale ma sempre meno capace di parlare italiano.
Vittorio Bitti
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