EDITORIALE PRIMA PAGINA

Tutti a Sanremo. Il Milan “canta” la sua storia proiettata nel futuro

Ieri sera si sono accesi i riflettori sulla settantatreesima edizione del Festival di Sanremo. Il Teatro Ariston, vestito nel consueto smoking gran soirée, ha dato il via alla prima serata festeggiando i 75 anni della Costituzione Italiana alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Voi vi chiederete cosa c’entra la kermesse canora con il Milan? Sanremo rappresenta la storia della canzone italiana. Genere che racchiude il proprio stilema compositivo, musicale e testuale. Un DNA da difendere come vessillo di identità artistica al quale dedicare un festival che è storia.

Traslate questa spiegazione al mondo calcistico e sostituite le parole Sanremo con Milano, l’Ariston con San Siro mantenendo i concetti di identità, stilema, DNA e il mondo Milan ha perfettamente diritto di cittadinanza.

Dalla prima edizione del 1951 con “Grazie dei fiori” di Nilla Pizzi a “Brividi” del duo Mahmood e Blanco la storia delle canzoni vincitrici sembrano proprio raccontare la storia passata e recente dei rossoneri con vista sul futuro.

È dallo scorso 9 gennaio che il tifoso milanista, all’indomani della beffa contro la Roma, si sveglia e canticchia: “Buongiorno tristezza, facciamoci ancor oggi compagnia
La strada la sai, è quella ch’era un dì dell’allegria”.
Non poteva che essere un romano, nato a Trastefere a scandire il sottofondo delle mattine rossonere. Claudio Villa e il suo successo del 1955 che fa da preludio ad un’altra emozione accennata da Domenico Modugno nel 1958.

“Penso che un sogno coì non ritorni mai più” . Questa è la paura di tutto il mondo Milan mentre, immalinconito dai risultati, si accarezzano quel tricolore sul petto che con orgoglio proteggeranno e onoreranno fino alla fine. Ma con fiducia e pazienza “d’improvviso venivo dal vento rapito e incominciavo a volare nel cielo infinito”.

Nel 1987 il trio Morandi, Ruggeri e Tozzi sembrano interpretato la canzone che ben descrive il momento. “Cosa ti manca, cosa non hai, cos’è che insegui se non lo sai. Se la tua corsa finisse qui, forse sarebbe meglio così”. Ma siamo veramente convinti di voler gettare la spugna e finirla qui? “Ma se afferri un’idea che ti apre una via e la tieni con te o ne segui la scia, risalendo vedrai quanti cadono giù e per loro tu poi fare di più”.

Perchè in fondo il Milan è quell’essenziale che un raffinatissimo Marco Mengoni cantava mettendoci in guardia dal facile scoramento di queste settimane perchè mentre il mondo cade a pezzi mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini. Tornerò all’origine e torno a te, che sei per me l’essenziale”.

In fondo questo momento “Non è l’inferno” e non possiamo permetterci di lasciare “Uomini soli” andando “Controvento” . Bisogna avere la pazienza di stare “Zitti e buoni” evitando di andar dietro a vacue teorie di sedicenti insider che narrano con dovizia di particolari di litigi, rotture e scene da saloon in quel di Milanello.

È il caso di dire, a proposito di citazioni che “un bel tacer non fu mai scritto” . Pazienza e fiducia in chi ha reso possibile questo progetto. Il momento è difficile, certo, ma il Milan tornerà a farci vivere della notti da “Brividi”.

Perchè se Sanremo è Sanremo, non dimentichiamoci mai che il Milan è pur sempre il Milan.

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