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Un Milan sempre più tedesco: tra Glasner, Rangnick e non solo

Proseguono i dialoghi per la definizione dell’organigramma in casa Milan. Con il passare dei giorni, le opzioni a disposizione dei rossoneri diminuiscono e tutto lascia pensare che il binomio composto da Rangnick e Glasner, possa essere quello giusto, per la ricostruzione dei rossoneri. Al momento i due sembrano essere in vantaggio per i ruoli di Direttore tecnico e allenatore. Rimane il fatto che a due settimane circa, dall’inizio della nuova stagione sportiva, il Diavolo deve ancora inserire alcune pedine fondamentali tra campo e scrivania. Dopo l’epurazione di Cardinale, che a meno di 24 ore dalla sconfitta con il Cagliari, ha salutato, Furlani, Allegri, Tare e Moncada, sembrava che le alternative potessero arrivare nel giro di pochi giorni, ma così non è stato.

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Secondo la Gazzetta dello Sport, recentemente Glasner, avrebbe rifiutato l’offerta del Feyenoord, anteponendo a chiunque altro la pista Milan. Con l’allenatore tedesco, la società si è già incontrata nel corso delle ultime settimane. Glasner ha declinato la proposta degli olandesi, decidendo di aspettare il Milan, che nel frattempo continua a trattare con Rangnick. L’austriaco, vorrebbe ricomporre il tandem con l’ex allenatore del Palace, con cui aveva già collaborato ai tempo del Salisburgo. Oggi Rangnick è negli Stati Uniti e sta preparando l’esordio al Mondiale con la sua Austria. Negli Stati Uniti si trova anche Zlatan ibrahimovic.

Rimane in piedi anche l’opzione Planes – Pochettino. Fu proprio il dirigente catalano a lanciare l’allenatore di Team Usa, ormai 20 anni fa. Sempre secondo la rosea, Planes si sarebbe ormai definitivamente liberato dall’Al Ittihad. La pista Rangnick, nel ruolo di Direttore Tecnico, rimane però quella più calda. Inoltre, stando a quanto riporta la Gazzetta dello Sport, il Diavolo, starebbe guardando il Germania anche in ottica amministratore delegate, poltrona vacante dopo l’addio di Giorgio Furlani. I nomi da monitorare potrebbero essere quelli di Devin Ozek o di Marcel Shafer.