Voi non sapete assolutamente cosa ha fatto Luka Jovic, e questo non si dice mai spesso.
Si tratta di Luka Jovic, l’attaccante del Milan che arriva nella rosa rossonera nell’estate che inaugura la stagione 2022/23. Inoltre, è sempre il centravanti che, una volta saltato Stefano Pioli dalla panchina del Diavolo, viene confermato e prende la maglia numero nove. È accaduto due mesi fa circa, quando la dirigenza milanista si è accordata con Jovic per un prolungamento di contratto. Tutto chiaro, dico.
Allora dovrebbe essere un affare così chiaro l’impiego di Jovic in squadra, tanto che è difficile, per una volta, cambiare idea. I tifosi del Milan sono tutti sicuri, e il Diavolo gli ha dato fiducia in un modo o nell’altro, e tante cose diverse non dovrebbero accadere.
La firma del serbo non è una cosa come quando vai su Marte con tutti gli astronauti o come la musica techno, grosse cose di cui non sai il finale e cosa accade fino alla fine. Firmare Jovic è come il miele sulle fette biscottate o come il bicchiere di vetro sul tavolo fuori, quando c’è vento. Sono investimenti più o meno sicuri e niente e nessuno potrebbe rovesciare il fatto che, semplicemente, Jovic è stato confermato in prima squadra, e si dovrebbe giocare le proprie carte.
Poi, Jovic segna contro il Monza nel Trofeo Berlusconi e sembra, così, meritare fiducia. Allora gli toccano i primi sessanta minuti della prima di campionato (2-2 contro il Torino, in casa). E qui il serbo gioca male, probabilmente molto molto male, e si risparmia ma – permettetemi di pontificare – non diversamente da altri in campo. Specie per l’atteggiamento. E se, di certo, non basta essere come gli altri per permetterci di rovesciare il bilancio sulla sua ora in campo, quel che accade dopo è inspiegabile.
Non tanto, però, il malcontento dei tifosi che, dalla loro, acclamano Morata e ce l’hanno con Jovic.

Da allora, infatti, Jovic è risultato infortunato e, inoltre, le indiscrezioni lo hanno segnalato lontano da Milanello, in Serbia, ben prima del previsto.
Ancora peggio, però, è come il serbo sembrerebbe uscito da ogni logica di formazione. L’arrivo di Abraham, infatti, sarebbe avvenuto – secondo la logica rossonera – per occupare un posto vuoto, perché serve ancora un altro attaccante. Viene da sé che, quindi, l’ex Real Madrid e Eintracht finisce per restare out dalla lista UEFA diramata pochi giorni fa.
Alla fine, non c’è posto per Jovic. Quel che è più impensabile, e che scorre inesorabile, è tutta questa mappa di stelle che si sono cucite intorno a Jovic che, sicuramente, non ci sta più capendo niente e che sta lì lontano a guardare, e dicono che lui è il lato buio dell’atmosfera e che non bisogna mettergli i riflettori sopra, che va tenuto lontano, e ora Jovic è diventato quello che potrebbe rovinare tutto ciò che tocca. È il serbo, ora.
È la storia senza fondamenta di un disastro di progettazione in società, con un giocatore confermato dalle prime settimane di luglio e che, sembrerebbe, bocciato ad agosto, dopo appena 60 minuti di campionato.
Dunque, è per questo che voi non sapete cosa ha fatto Jovic. E non lo sappiamo noi e non lo sa lui, e forse non lo sa proprio nessuno il perché. Cosa è successo.
Capite, questo è il dramma di Jovic.
Perché alla fine, con Morata, Abraham e Okafor, non c’è più posto per Jovic.
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