Conoscete la maledizione del Bambino? Siamo negli Stati Uniti post Prima Guerra Mondiale. Nel 1920 i Boston Red Sox, fino ad allora una delle franchigie più vincenti della MLB, si resero protagonisti del Crime of the Century, cedendo il leggendario battitore Babe Ruth agli eterni rivali dei New York Yankees.
Il trasferimento del Bambino segna l’inizio di due percorsi completamente opposti per le due squadre. Gli Yankees diventeranno la franchigia più vincente della storia del baseball americano, i Red Sox, invece, il significato della parola vittoria finiranno per dimenticarlo: non vinceranno le World Series per ottantasei anni.
È nel 2004 che accade l’impensabile. Boston si qualifica ai play-off, e dopo aver passato il primo turno contro gli Anaheim Angels, ritrova proprio i New York Yankees. Sembra l’opportunità per regolare i salati conti con il passato, se non fosse che dopo le prime tre partite della serie gli Yankees conducono già 3-0. Un destino segnato, ma non per i tifosi.
In gara 4 gli spalti del Fenway Park sono ricoperti di cartelli con la scritta “We believe“. Boston ci crede ancora, anche sotto 3-0, anche se uno dei giocatori più importanti della squadra, il lanciatore Curt Schilling, è assente da gara 1 per un infortunio (magari ai tifosi rossoneri ricorderà qualcuno). Ma quando credi davvero in qualcosa, si sa, tutto è possibile. Anche senza di lui, i Red Sox vincono sia gara 4 che gara 5. Nella partita successiva, allo Yankee Stadium, Schilling ritorna in campo come lanciatore titolare: gioca la partita della vita con una caviglia ancora sanguinante e porta i suoi alla vittoria che riequilibra definitivamente la serie: da 0-3 a 3-3.
Boston ci crede. Sì, è vero, mai nessuno nella storia del baseball professionistico è riuscito a ribaltare uno 0-3 in una serie dei play-off, però “Why not us“. È la frase che compare su una maglietta indossata dallo stesso Schilling nel post-gara. Perché non noi, perché non crederci. I Red Sox vinceranno anche gara 7 e chiuderanno 4-3 la serie, come mai era accaduto prima. Approderanno alle World Series e trionferanno contro i St. Louis Cardinals con un secco 4-0. La maledizione del Bambino, 86 anni dopo, viene spezzata.
Why not us: un motto che, in tre parole, racchiude in se stesso il senso dello sport. È l’invito a non arrendersi mai, perché nessuno parte mai battuto e perché, finché non finisce la partita, non esiste sconfitta. Neanche se sei sotto 0-3 contro i rivali di sempre, neanche se sulla tua testa pesa una maledizione quasi centenaria. Figurati se ancora devi giocarla, la partita. Quindi Why not us, perché non…il Milan.

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