Dopo la delusione mondiale che ancora riecheggia ed le splendide partite di Champions, ritorna il calcio che forse ci meritiamo, la Serie A.
L’andata di Champions League ha dato mostra a giocatori e mentalità che aumentano i dubbi ed il distacco tecnico e mentale tra l’Italia e la massima competizione europea. Il ritmo in Champions League è un altra cosa, non è di competenza delle italiane, anche se l’Inter ha rischiato di vincerla due volte.
Il discorso nasce dal classico cliché del modulo, eppure è da quello che si costruisce l’identità della propria squadra. La partita del Parco dei Principi a Parigi conferma il trend tra difesa a tre e difesa a quattro. Un Liverpool arrendevole, all’interno di un limbo chiamato Paris Saint Germain di un genio del possesso della sfera, come Luis Henrique.
3-5-2 contro 4-3-3 mobile, un 2-0 che si sarebbe potuta chiudere con un distacco maggiore di quello scritto sul tabelline ufficiale. Denota dunque una produzione offensiva con giocatori senza ruolo, come citato in conferenza stampa da Luis Henrique. Giocatori che sanno muoversi su tutto il campo, senza confusione, con il solo obiettivo di mettersi nella miglior posizione possibile per i propri compagni.
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Arne Slot ha confermato come la difesa a cinque non funziona in Europa, snaturando una storia come quella del Liverpool che basa i suoi successi con il più classico dei 4-3-3. Le uniche occasioni nitide per la squadra inglese sono nate da rimesse laterali lunghe, che non hanno colpito nel cuore dei parigini, come sperava l’allenatore olandese.
Squadra giovane, che sa palleggiare, anche senza un grande fisico, ma sicuramente una grande gamba. Il contrario di ciò che in Italia abbiamo cercato negli ultimi anni. Il fisico oltre la qualità individuale, che si è manifestato nella terza qualificazione mancata consecutiva.
L’Italia continua a cercare il fisico e sopratutto l’esperienza, che a lungo andare è più penalizzante e meno proficua di quanto si pensi. Non esistono sempre i casi Modric, che al Milan non ha portato solo qualità, ma un’esperienza impareggiabile.

L’Italia insegue le ormai ex stelle del calcio europeo, denotando uno scarso impegno nel cercare nuovi talenti da creare ed una enorme difficoltà economica nel trattenerli.
A parlare di questa ricerca ostinata dell’esperienza ci ha pensato Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, sul suo profilo Instagram:
“Quando dico che siamo irrecuperabili intendo questo: eliminati per la terza volta dal Mondiale, con la mano destra invochiamo la crescita dei giovani italiani e con la sinistra inseguiamo Lewandowski, 38 ad agosto, Goretzka, 31, Alisson, 34 a ottobre. Sfigati dentro“.
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