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Zidane si racconta: “Voglio allenare la Francia. Ho un club nel cuore”

Dal Festival dello Sport, Zidane parla del futuro in panchina, dell’amore per la Juventus e del suo sguardo disincantato verso il calcio moderno.

Un’icona del calcio mondiale si racconta con sincerità e passione. Zinedine Zidane, ospite d’onore del Festival dello Sport organizzato dalla Gazzetta dello Sport a Trento, è tornato a parlare del proprio futuro da allenatore e dei legami indelebili con il passato, tra Juve, Nazionale e Real Madrid.

Il sogno, mai nascosto, resta quello di sedersi un giorno sulla panchina dei Bleus:
“Sono certo che tornerò ad allenare, e quel che voglio è diventare un giorno il tecnico della Nazionale. Vedremo”, ha dichiarato il campione del mondo 1998, oggi 53enne.

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Obiettivo Francia

Zidane è considerato da molti il naturale erede di Didier Deschamps, che guida la Nazionale francese dal 2012 e potrebbe chiudere il suo lungo ciclo dopo i Mondiali del 2026. Nessuna certezza, come ha ammesso lo stesso Zizou, ma la direzione sembra tracciata.

Con la consueta pacatezza, Zidane non forza i tempi: “Non c’è fretta, ma è un obiettivo che ho dentro. Allo stesso tempo, non ho ancora niente di definito”.

La Juve nel cuore

Parlando del suo passato juventino, Zidane non nasconde l’affetto:
“Alla Juve? Non lo so… ma ce l’ho sempre nel cuore”, ha detto con un sorriso nostalgico. Ha ricordato con affetto Del Piero“Si vedeva che aveva qualcosa più degli altri” – e soprattutto Marcello Lippi, che per primo credette in lui anche dopo un inizio difficile:
“Mi disse: ‘Farai una grande carriera, e la farai qui’”.

Il calcio secondo Zidane

A Trento, Zidane ha anche spiegato la sua visione dell’allenatore e il suo ruolo chiave nel successo di una squadra:
“Per essere un buon tecnico la cosa più importante è avere passione per il calcio e voler trasmettere qualcosa ai propri giocatori. Un allenatore, secondo me, incide per l’80% sul rendimento della squadra”.

Una pausa lunga, ma non eterna

Zidane è fermo da quattro anni, da quando ha lasciato per la seconda volta la panchina del Real Madrid nel 2021. Il suo palmarès parla per lui: tre Champions League consecutive (2016-2018), due Liga, e una serie di trofei che lo collocano tra i tecnici più vincenti del nuovo millennio.

Eppure, oggi guarda al calcio moderno con un certo distacco:
“Vedo meno partite di prima. Quando vado allo stadio voglio vedere gioco, squadre che attaccano, dribbling, lanci lunghi da 40 metri… tutto questo mi manca un po’”, ha ammesso con tono malinconico.

Zidane non ha fretta, ma la voglia di tornare è palpabile. La Francia lo aspetta, la Juve lo sogna, il calcio spera. Perché una figura come la sua, tra le più carismatiche e rispettate del mondo del pallone, manca. E il suo silenzio, ora rotto a Trento, sa di vigilia.

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