Fiorentina-Milan lascia più dubbi che certezze: imbattibilità lunga, ma gestione fragile e confusione nei momenti chiave. Il bicchiere è ancora a metà.
Il Milan non perde, ed è un fatto. L’ultimo ko risale ad agosto, contro la Cremonese, poi una lunga striscia di diciotto risultati utili consecutivi che certifica una crescita rispetto alla passata stagione, chiusa all’ottavo posto. Eppure, dal Franchi i rossoneri tornano con pensieri pesanti e sensazioni contrastanti. Perché se i numeri sorridono, il campo continua a raccontare una squadra incompleta, irrisolta, capace di tutto e del suo contrario.
Contro la Fiorentina si è rivisto un copione ormai familiare: un tempo giocato con autorità e occasioni in serie, l’altro vissuto sul filo del rasoio. Un Milan dominante per larghi tratti del primo tempo, che avrebbe potuto chiudere la gara con largo anticipo, e un Milan fragile e confuso nella ripresa, quando il controllo lascia spazio all’ansia. Se i rossoneri fossero andati all’intervallo avanti di tre gol, qualcuno avrebbe avuto da ridire? E se nel secondo tempo ne avessero subiti altrettanti, sarebbe stato davvero uno scandalo?
Il problema non è solo tecnico, ma mentale. Per la seconda partita consecutiva, dopo il pareggio col Genoa, il Milan subisce nel finale e poi perde lucidità. La gestione del momento positivo resta il grande tallone d’Achille: invece di abbassare i ritmi con logica, la squadra si allunga, si disunisce, concede spazi enormi. A Marassi Stanciu ha sprecato il colpo del ko, al Franchi Brescianini ha centrato una traversa clamorosa e Maignan è stato costretto agli straordinari su Kean. Segnali allarmanti, che Allegri non può ignorare.
Anche i singoli raccontano una serata a due facce. Pulisic, ancora una volta decisivo nel creare occasioni, ha però fallito due gol pesantissimi. Errori più di scelta che di tecnica: tirare prima, alzare il pallone, evitare il piattone prevedibile. Dettagli, certo, ma quando crescono le prestazioni crescono anche le aspettative, soprattutto verso il capocannoniere della squadra.
Le note positive arrivano dalla panchina. Fofana e Nkunku entrano bene e lasciano segnali incoraggianti: il primo più efficace da rifinitore che da finalizzatore, il secondo finalmente aggressivo e potente nella conclusione. Benzina preziosa per la fiducia di entrambi. Meno convincenti invece Estupinan e Bartesaghi, in difficoltà contro un avversario scomodo come Dodô: insufficienze legittime, senza però trasformarle in processi. Il gruppo è questo e va protetto, soprattutto dall’interno.
Qualche interrogativo resta anche a centrocampo. Jashari e Ricci svolgono il compito senza incidere: troppo poco per alzare il livello tecnico e l’intraprendenza della squadra. Loftus-Cheek continua a essere un enigma, con Allegri visibilmente irritato per la sua scarsa incisività nei duelli.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Dipende dallo sguardo. L’imbattibilità è un valore, ma non può bastare. Il Milan deve imparare a essere continuo, feroce quando serve e lucido nei momenti decisivi. Le prossime partite diranno se l’acqua finirà per salire o scendere. A versarla, come sempre, sarà solo il Milan.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
