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Un rossonero a Mauthausen, una storia per ricordare il giorno della memoria

27 gennaio, una data senza tempo, con molta storia e tanta sofferenza, la giornata della memoria non si festeggia, si ricorda.

Si ricordano i vari eventi che purtroppo hanno scritto tremendi capitoli di storia moderna, macchiando l’Europa di un’evento che nessuno sa ancora oggi spiegare. In quella sofferenza ci piacerebbe raccontarvi in chiave diversa un aneddoto che ha l’AC Milan come protagonista indiretto.

Il protagonista di questa storia è l’ex calciatore e tifoso rossonero Ferdinando Valletti, l’ex mediano che salvò delle vite nei campi di concentramento, giocando a pallone. Ferdinando Valletti arrivò al Milan nel 1941 a 20 anni dal Seregno. Cresciuto nel vivaio dell’Hellas Verona, arrivò finalmente alla sua squadra del cuore, quella che tifava.

Un infortunio al menisco fermò prima del previsto il suo sogno, dato che non ebbe la possibilità di giocare alcun spezzone di partite ufficiali, solo amichevoli. Dopo le prime stagioni al Milan il giovane ragazzo fu arrestato nel 1943, mentre distribuiva dei volantini per uno sciopero per l’azienda in cui lavorava come operaio: l’Alfa Romeo.

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Venne mandato ai campi di concentramento a Mauthausen e successivamente a Gusen. In uno dei campi di concentramento, tra le enormi difficoltà vi è stato un piccolo barlume di speranza. All’interno del campo si furono delle squadre di calcio, una di queste è quella delle SS, ed uno dei componenti si infortunò.

Nando non si fece scappare l’occasione e si offrì come volontario per sostituirlo, nonostante pesasse 39 kg. Incredibilmente passò il provino e entrò nella squadra delle SS, per lui e per le persone che conosceva.

In quel periodo andò a lavorare nelle cucine, dove riuscì a procurarsi del cibo, nascondendo il tutto dentro le scarpe. Razioni in più per lui e per i colleghi di fabbrica, anch’essi arrestati.

Grazie allo sport che praticava precedentemente, riuscì a sopravvivere insieme ai suoi amici. Quandofu libero riuscì a vedere sua figlia, Manuela, nata nel periodo della sua deportazione.

Una vita da tifoso milanista, di una persona che ha lottato con le unghie e con i denti, senza mai abbandonare la speranza. La vita di chi grazie allo sport che lo aveva portato a vestire la maglia del suo cuore, lo ha mantenuto vivo e salvo.

Ad aggiungere ulteriori informazioni ci ha pensato la figlia Manuela Valletti:

“Mio padre non era un eroe della Resistenza quando fu arrestato. Eroe lo divenne dopo, nel campo di concentramento, salvando sé stesso e aiutando alcuni suoi compagni di prigionia”.

“Era terribile giocare a calcio mentre attorno c’era gente che moriva, ma era l’unico modo per coltivare la speranza”.

“Papà era un grande milanista. Lui di questo Milan ha riempito la sua vita. Seguiva tutte le partite, andava a vederli giocare, è stata una cosa che è durata tutta la vita ed ha contagiato tutta la famiglia”.

Nell’anniversario della Giornata della Memoria ricordiamo questa storia per non dimenticare mai ciò che è successo.Perché ricordare è l’unico modo per onorare i morti, per imparare a riconoscere le ingiustizie del mondo attuale e condannarle.


Per non lasciare sole le vittime di oggi, come lo sono state quelle di ieri.

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