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Dallo sviluppo delle strutture alla mancata evoluzione del calcio: parla Abodi

Il tema delle infrastrutture sportive rappresenta da anni uno dei nodi centrali del calcio italiano. Tra stadi obsoleti, progetti bloccati e iter burocratici complessi, il confronto tra istituzioni e società sportive è diventato sempre più acceso, soprattutto se paragonato ai modelli più avanzati presenti in Europa.

Negli ultimi tempi, il dibattito si è intensificato attorno al ruolo della politica e a quello dei club nello sviluppo degli impianti. Da una parte, le istituzioni sono spesso chiamate in causa per i ritardi e le difficoltà autorizzative; dall’altra, cresce l’idea che siano le stesse società calcistiche a dover assumere un ruolo più attivo e determinante negli investimenti e nella progettazione. Un tema che ha trovato grandissima rilevanza nell’ultimo periodo a causa dell’ennesimo fallimento della Nazionale italiana.

Sul tema è intervenuto anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, esprimendo la propria opinione sulla mancata evoluzione del calcio, ai microfoni dell’evento “Il Foglio” a San Siro. Di seguito le sue parole:

“Se ci fosse ancora Enzo Tortora, direbbe dove eravamo rimasti? Diciamo le cose che abbiamo sempre detto, siamo rimasti dove eravamo, almeno nel calcio. Il resto dello sport si è evoluto, si è posto domande, ha cambiato strategie. Ha seminato e poi sta raccogliendo: le cose non succedono per caso. Il tennis è un fiore all’occhiello, tante discipline trovano spazio. Il rugby comincia ad avere risultati incoraggianti, il baseball.

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Ogni disciplina dimostra di sapere diventare scuola, senza aspettare un campione. Non siamo riusciti ad andare ai Mondiali, e stiamo facendo un danno ai giovani. Non è che abbiamo sbagliato due rigori con Jorginho o due rigori questa volta. Ma perché non abbiamo saputo farci un esame di coscienza e dare un seguito al 98,7% del consenso dato al presidente Gravina, che ha fatto un passo indietro non perché sia il responsabile esclusivo, ma perché tutto il sistema non ha saputo fare un passo in avanti, mentre altre discipline sì. Lo spirito deve essere colto, la riflessione deve essere fatta ecco perché secondo me, già che di un presidente, abbiamo bisogno di una comunione d’intenti. Se non c’è stata con il 98,7%, perché dovrebbe arrivare il 22 giugno? Ho ragionevoli dubbi”.

Sul commissariamento:

“Ma non lo so, se riuscissimo a definire un programma basato sui contenuti, non ne avremmo bisogno. Però non vedo convergenza. Io sono per la via ordinata e credo nella democrazia, ma qui sono 17 anni che ci confrontiamo e dialoghiamo. Io ho fatto l’esperienza da presidente della Serie B, mi ha cambiato la vita. È stato molto più facile trovare armonia tra club molto diversi, in una lega che ha un turnover impressionante e che porta a instabilità. Se non capiamo che il calcio deve essere gioia, non comprendiamo il suo valore sociale. Avvertiamo dall’opinione pubblica che c’è qualcosa che va intercettato, teniamo in conto di quello che vuole la gente. Io non voglio invadere nessuno. Sono stufo della cantilena del ‘la politica si deve occupare dello sport, ma non deve occuparlo”.

Sulle responsabilità della politica:

“Tutti abbiamo responsabilità. Io quando ho incassato sconfitte l’ho ammesso. Un sistema che non è un sistema ha dimostrato, nel tempo, di non saper contemperare le esigenze di tutti, per come è costruito. Io mi prendo la mia responsabilità, ne ho. Però non posso confrontarmi con delle componenti che la prima cosa che fanno è nominare un candidato. Vuol dire non aver capito che la responsabilità non è stata solo del presidente Gravina che, con tutto il rispetto, è stato solo l’emblema di un sistema. Ognuno si deve prendere la sua responsabilità e ci sediamo al tavolo per trovare soluzioni, non con la logica delle controparti, perché è interesse comune, ma voglio rispetto reciproco. Questo governo ha messo a disposizione dello sport risorse enormi, oltre 3 miliardi. E negli altri Paesi, con rispetto del presidente Ceferin, lo sviluppo delle strutture non è dipeso dalla politica, ma dall’intraprendenza dei club, poi supportati dalla politica. Io ringrazio Inter e Milan per l’investimento fatto”.

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