Si parla molto del Milan in campo, ma quello che più desta dubbi sono le figure esterne, quelle dirigenziali, da Furlani ad Ibrahimovic.
Due uomini e figure che ad oggi non hanno un ruolo preciso nella società di via Aldo Rossi. Sulla carta l’ex attaccante svedese è uomo di Cardinale per tenerlo aggiornato su ciò che sta accadendo all’interno di Milanello, come figura tra campo e dirigenza.

Ibrahimovic nella scorsa stagione ha dato il meglio di se potremmo dire, messo spesso davanti ai microfoni delle varie testate giornalistiche e televisive. Dichiarazioni di uno spessore che conosciamo, in vesti di calciatore, ma forse meno adatte per una figura dirigenziale.
Dopo un po’ di tempo lo svedese è svanito dai radar senza lasciare traccia, Dal io sono il “boss” al “quando il leone se ne va, i gatti si avvicinano, ma quando il leone torna, i gatti spariscono” il dirigente rossonero non si è fatto più vedere o sentire.
La figura di Furlani potrebbe essere assimilabile in questa coppia di dirigenti che non hanno un vero e proprio ruolo all’interno del Milan. Sulla carta Giorgio Furlani è arrivato al Milan come uomo Elliott nel 2018 ed è diventato il dicembre 2022 l’Amministratore Delegato della società AC Milan. Il ruolo attivo non corrisponde con certe dinamiche che hanno fatto arricciare il naso a tifosi e addetti ai lavori.
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Le voci di un Furlani che gestisce dinamiche al di fuori del suo ruolo non sono nuove. L’acquisto di giocatore al di fuori del progetto tecnico rossonero è una costante, come successo con Christopher Nkunku. Un giocatore non accostabile al ruolo di punta di peso, ma bensì un giocatore di movimento da accostare ad una punta.
La dirigenza del Milan dunque vive in un contesto che non accontenta direttamente il proprio allenatore. Cercando e comprando profili di giocatori che per età, costo, dati e conseguente vendita futura (come successo per Reijnders e Jimenez, le ultime plusvalenze del Milan) possono essere coerenti con la visione societaria del Milan.
Si ma Ibrahimovic che fine ha fatto? Lo svedese ormai lontano dai riflettori, dopo aver presenziato spesso e volentieri nelle presentazioni dei nuovi tesserati, è stato sostituito con una figura più pronta come quella di Igli Tare. Con la differenza che Ibrahimovic non ha più un vero e proprio ruolo in questa stagione.
A parlarne nel dettaglio è Marco Passotto su La Gazzetta dello Sport:
“Lo svedese, a differenza di chi lavora a Milanello e Casa Milan, non ha l’obbligo di metterci la faccia. Quanto meno, non in termini pubblici”.
“Le modalità della comunicazione dello svedese sono cambiate radicalmente con l’arrivo di Tare. Lui ha colmato la voragine nell’area sportiva e, allo stesso tempo, ha fornito anche il frontman mediatico mancante”.
“Prima ci pensava Zlatan, e a un certo punto era evidente che la cosa fosse eccessiva: davanti alle telecamere ci finiva sempre lui, che peraltro non è un uomo Milan, ma a libro paga di RedBird”.
“Una volta sistemata questa “stortura” con l’avvento di Tare, però, il troppo è diventato più o meno nulla. Sparito dalla scena, tornato in quella sorta di zona indefinibile nella quale i tifosi si chiedono da sempre che cosa in effetti faccia in termini pratici Ibra”.
“Di Milan aveva parlato nella settimana che ha portato all’ultimo derby, con Cbs Sports Golazo. Prima di allora, era successo a metà gennaio in un podcast croato e soprattutto a ottobre al Festival dello Sport”.
“Apparizioni sporadiche, comunque più legate al suo personaggio e al suo nuovo ruolo più che sull’attualità stretta. Ora, invece, la gente rossonera vorrebbe sapere anche da lui che cosa sta succedendo al diavolo.
“Quali sono le contromisure che sta adottando la dirigenza per evitare guai peggiori. Quale sarebbe la sua ricetta, da vecchio lupo di campo e profondo conoscitore dell’ambiente milanista”.
“Magari succederà, magari ci rimetterà il faccione ma intanto Z continua a restare un passo indietro”.
“In buona parte dipende da Cardinale, è chiaro. Lo svedese è il suo super consulente di fiducia, i suoi occhi a Milano, come aveva detto Gerry”.
“E non ha bisogno di uscite pubbliche obbligate, anche perché negli ultimi mesi Cardinale è tornato in città più volte, e quando c’è il boss in persona gli va ovviamente lasciato campo libero”.
“Ibra comunque non ha mai smesso di frequentare Milanello, come sempre riporta direttamente alla proprietà e con RedBird ha in ballo attività commerciali che vanno oltre il club rossonero”.
“Il problema, alla fine, torna sempre a livello di campo: si può immaginare e allestire il progetto più visionario del mondo, ma se mancano i risultati sportivi manca il traino per condurlo in porto”.
Ibrahimovic è un dirigente dal ruolo inedito, in una società che insieme al Furlani aveva promesso “un’evoluzione del progetto partito 5 anni fa” eppure ogni stagione stiamo assistendo a costanti evoluzioni nell’undici titolare.
Questa dunque più che evoluzione è una vera e propria rivoluzione annuale.
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