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Milan, il deserto dell’area di rigore: perché il “9” di Di Canio è la chiave per ritrovare Leao

I numeri, nel calcio, raramente mentono, e quelli dell’attacco del Milan oggi raccontano una crisi d’identità profonda. L’ultimo sussulto di un centravanti risale al primo marzo: un digiuno che non è solo statistico, ma tattico. Mentre la squadra fatica a trovare continuità, negli studi di Sky Calcio Club Paolo Di Canio ha tracciato una diagnosi lucida su cosa manchi davvero al motore rossonero.

Non serve un “bello”, serve un “brutto”

Secondo Di Canio, l’errore sarebbe cercare un giocatore estetico, tecnico e di raccordo alla Kai Havertz. Il Milan non ha bisogno di un architetto del pallone, ma di un operaio specializzato nel lavoro sporco.

Non deve trovare un centravanti bello, alla Havertz, tecnico. Ma un centravanti che, anche se non segna molto, lavori tanto per la squadra… Per la seconda punta, per la mezz’ala, per i quinti che arrivano… Mateta che volevano prendere per esempio, è un giocatore mobile. È un Osimhen disinnescato. Non Osimhen che ti mangia, un velociraptor, ma in area di rigore si fa sentire, ha il terzo tempo, sa riciclare la palla. Magari fa 12 gol, però ti fa costruire e creare tante palle gol. Invece Leao in questa posizione lo perdono. Non crea molto come in passato, come 2-3 anni. Perde i palloni… Arriva la mezzala, c’è il centravanti, c’è la seconda punta… Poi a campo aperto chi ha il Milan? Non ha Gattuso. Ha Modric poverino, ha 40 anni. Quindi devi trovare un centravanti così perché non hai il controllo della partita. Se rimani col 3-5-2 devi trovare un centravanti azzeccato, adatto, con queste caratteristiche.

Il nome di Mateta (già accostato ai rossoneri in passato) diventa l’archetipo di questa necessità: un “Osimhen disinnescato”. Non un fuoriclasse assoluto, forse, ma un calciatore capace di garantire il “terzo tempo” in area, di riciclare palloni complicati e, soprattutto, di dare profondità.

L’eclissi di Rafa Leao

Il problema del centravanti si riflette direttamente sulla stella polare della squadra: Rafael Leao. Con il passaggio alla difesa a tre (3-5-2), il portoghese sembra aver smarrito la bussola. Senza un riferimento centrale che attiri i difensori e apra spazi, Leao finisce per gravitare in zone di campo meno congeniali, perdendo quella capacità di strappo che lo aveva reso devastante nelle stagioni passate.

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