Il momento di Rafael Leao va raccontato per quello che è davvero oggi: non solo un calo, ma un mix di problemi fisici, scelte tattiche e tensione con l’ambiente. Leao ha giocato per mesi con la pubalgia, un’infiammazione che ti toglie esattamente ciò che lo rende speciale: scatto, cambio di direzione, esplosività. Non è un dettaglio. È il suo gioco. E infatti in campo si è visto: meno strappi, meno uno contro uno, meno quella sensazione che potesse accendere la partita da un momento all’altro.
Il problema è che fuori dal campo questa cosa si percepisce poco. I tifosi vedono solo il risultato: un Leao meno decisivo, a tratti spento. E così sono arrivati i fischi, anche pesanti, soprattutto nelle ultime partite a San Siro. Ma dietro c’è molto di più. La pubalgia se l’è portata dietro da dicembre, senza mai risolverla davvero, costringendolo anche a fermarsi e a curarsi all’estero. E quando giochi così, non sei mai al 100%.
Poi c’è il contesto: è stato spesso spostato fuori ruolo, lontano dalla fascia sinistra, dove fa la differenza. E quando perdi sia la condizione fisica sia il contesto giusto, diventa tutto più complicato. Il suo nome è finito inevitabilmente al centro di rumors di calciomercato, una sua cessione questa estate inizia ad essere un argomento molto acceso. A dire la sua ci ha pensato anche Fabio Capello a La Gazzetta dello Sport:
“Leao-Zirkzee? Fossi nel Milan farei subito lo scambio. Nel 3-5-2 di Max vedrei molto più adatto l’olandese di Rafa. Zirkzee è uno che fa giocare la squadra ed è bravissimo nel dialogare con i compagni. Per me, la coppia Zirkzee-Pulisic farebbe faville. Se poi come alternative ci fossero Sorloth e uno tra Gimenez e Nkunku, si potrebbe ben dire che l’attacco è a posto.
Non ho mai fatto mistero di non riuscire a considerare Rafa un centravanti vero e proprio. E badate bene, io sono sempre stato un fan di Leao. Ultimamente, però, lo vedo imbolsito. Non ha più lo scatto bruciante di qualche anno fa e nel ruolo in cui gioca ora fatica molto”.
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