Non sembrano cessare le voci di di un possibile ripescaggio dell’Italia ai danni dell’Iran per i prossimi Mondiali. A poco più di un mese dall’inaugurazione del torneo, il consigliere di Donald Trump per le partnership globali Paolo Zampolli ha alimentato queste indiscrezioni in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Di seguito alcuni passaggi delle sue dichiarazioni.
Sul suo ruolo
«Ho due capi: Donald Trump e Marco Rubio. L’idea legata allo sport è stata del segretario di Stato, perché l’amministrazione Trump è basata su business, business e business. Lo sport è una chiave globale per aprire tante porte».
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Sul ripescaggio dell’Italia
«Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale l’Italia – che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking – avrebbe i requisiti giusti».
Sulla posizione dell’Iran
«Infantino ha detto che l’Iran parteciperà? Ok, ma il nodo è capire cosa hanno in testa gli iraniani, di cui è molto difficile fidarsi. Ora dicono che la squadra verrà, ma come la mettiamo con il loro seguito, ben poco gradito negli Stati Uniti visto quello che sta succedendo? La partita è aperta… Non credo che serva mettere pressioni a Infantino, anche se il tempo stringe. E l’anno scorso l’ho già convinto ad effettuare il sorteggio del Mondiale al Trump-Kennedy Center».
Sul suo passato da tifoso
«Da giovane andavo allo stadio in Curva Nord con i Boys. Sono felice che l’Inter abbia vinto lo scudetto, ma non sono un tifoso sfegatato. Vivo lo sport come un mezzo che unisce e permette di fare business».
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