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Pastore su Leao: “Ha dei limiti oggettivi, è un dato di fatto!”

L’addio di Leao ha chiuso uno splendido capitolo in quel di Milano, sponda rossonera per lo scudetto numero 19 della sua storia.

La storia di Leao al Milan ha fatto notare delle grandi qualità, sopratutto sulla fascia sinistra, dove con il suo compagno di fascia, Theo Hernandez ha scritto meravigliosi capitoli della storia del Milan. Uno scudetto ed una Supercoppa Italiana, superando in entrambi i casi i cugini milanesi.

A parlare di ciò che sarebbe potuto essere Leao dopo il suo addio in rossonero è il giornalista Giuseppe Pastore a Cronache di Spogliatoio:

“Oltre al carattere e della personalità, Leao ha sempre mostrato dei limiti oggettivi sia sul piano tecnico sia su quello tattico. Se lo sposti dal suo corridoio sulla fascia sinistra, va subito in difficoltà. È un dato di fatto”.

“L’anno scorso ha giocato fuori posizione per tutta la stagione e quest’anno, eventualmente, avrebbe dovuto agire da sottopunta, centrale e spalle alla porta, un ruolo assolutamente non nelle sue corde”.

“Ora, se punti a diventare un calciatore di livello superiore, queste cose impari a farle: ti applichi e ti perfezioni. Migliori nel tiro in porta, che non è esattamente la sua specialità, nelle letture e nelle scelte tattiche, oltre che nei movimenti senza palla insieme ai compagni”.

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“Sono aspetti su cui un giocatore con quelle potenzialità deve lavorare, se vuole davvero diventare un talento generazionale. Il punto è che a lui, forse, non interessa”  

“Poi arriva il momento in cui cambia l’allenatore e ne subentra uno che non ti considera una priorità: a quel punto il problema diventa tuo. Se arriva un tecnico come Amorim, al quale il Milan in questo momento ha dato totale carta bianca, anche perché manca la figura del direttore sportivo -, le dinamiche cambiano”.

“Giovedì Amorim ha pronunciato una frase che mi fa pensare che lui stia davvero ragionando su un orizzonte di tre o quattro anni”.

“La prima cosa che ha detto è stata: ‘Stiamo pensando di rinnovarlo” parlando di Rabiot.
“Ha usato il noi: ‘Stiamo’. Un allenatore di grande personalità come Allegri avrebbe detto: ‘La società ci sta lavorando, ci penseranno loro”.

“Lui no: ‘Stiamo pensando di rinnovarlo’. Amorim, arrivato solo da un paio di mesi, parla – sapendo chiaramente di avere le spalle coperte da Cardinale – come chi pianifica anche a medio-lungo termine”.

“È raro in Italia ragionare con una visione così estesa, ma lui ha questa sicurezza. In un contesto del genere, Amorim ha probabilmente chiarito fin dal primo giorno cosa si aspetta. Tant’è che ha ripescato giocatori come Chukwueze, che sembravano ormai fuori da ogni progetto, proprio perché risultano perfetti per quel determinato ruolo in campo”

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