INTERVISTE PRIMA PAGINA

L’ex Milan rivela: “Dopo sei mesi volevo andare via, ma Berlusconi mi convinse a restare”

berlusconi

Intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport, l’ex Milan Dejan Savicevic ha parlato della scomparsa di Silvio Berlusconi. Queste le sue parole:

Sull’ex presidente rossonero:

“Il presidente mi voleva bene. Anch’io a lui. Per me è stato come un secondo padre. Sembra una parola grossa, esagerata. Ma è così. Sentivo che mi voleva bene, che mi stimava, mi difendeva. Anche troppo. Quando ho sbagliato, lui sistemava tutto e mi diceva di stare tranquillo, di portare pazienza. Una volta, contro l’Anderlecht, ho rifiutato di andare in panchina. È venuto fuori un casino, Capello si è arrabbiato. Berlusconi ha dato ragione a Fabio, ma ha detto anche che Dejan va capito. È un fuoriclasse e soffre perché non gioca”.

LEGGI QUI – Calciomercato Milan, derby con l’Inter per l’attaccante americano: i dettagli

Sull’approdo al Milan:

“Il Milan era il top in Europa. Vero, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Dovevo vincere il Pallone d’oro, ma l’hanno dato a Papin. Ha perso la finale, è arrivato secondo, ma era francese. Capisci? So che c’era anche l’interesse della Juve. È venuto Ariedo Braida, un grande dirigente, a Belgrado e ho firmato. È stato tutto molto facile. Braida era felice e diceva: bene bene, nema problema, Dejan”.

Sui problemi con Capello:

Savicevic
Savicevic

“È stata durissima, non ce la facevo. Stavo diventando matto, volevo tornare a casa. Dopo sei mesi ho chiesto di andar via… L’ho detto anche a Berlusconi, ma lui mi diceva di stare sereno. Capello mi faceva giocare pochissimo, anche perché davanti c’erano Gullit, Van Basten e Rijkaard. E allora mi mandava in campo per venti minuti. E io gli dicevo: ‘Ma fammi fare 5-6 partite complete di fila, e poi capirai se sono da Milan. Se non lo sono, me ne vado’. C’erano richieste, non ero l’ultimo arrivato. Quando sono diventato il Genio rossonero? Dopo un po’ di tempo e tanti problemi dovuti alla lingua, il rapporto con la città, il cibo, i compagni, il campionato diverso. Mi hanno aiutato molto il presidente e Boban. Zvone mi diceva: ‘Dejan, non fare lo scemo, sei più forte di tutti, non andar via. Vedrai, giochi e poi spacchi tutto'”.

Sulla finale di Champions ad Atene del 1994:

“Certe cose, certe emozioni non si possono più dimenticare. Giocavamo contro il Barcellona, eravamo sfavoriti, spacciati. E invece abbiamo vinto quattro a zero. Berlusconi? Lui non c’era. Lo avevano appena eletto presidente del Consiglio. Mi telefonò il giorno prima della partita: “Caro Dejan, dicono che sei un Genio. Bene, dimostramelo contro il Barcellona. È stata forse la più bella finale. E quando penso a quel gol mi viene sempre in mente il mio Milan, Berlusconi, quell’ambiente meraviglioso. Siamo diventati così perché c’era lui, il nostro grandissimo presidente”.

Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!