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Bartesaghi e l’orgoglio di suo padre: “Un sogno che diventa realtà”

bartesaghi

Davide Bartesaghi, terzino sinistro della primavera del Milan, partirà con la prima squadra per la tournée negli Stati Uniti. Per il giovane giocatore si tratta di un’opportunità unica per crescere e imparare ancora di più. Il padre di Bartesaghi ha rilasciato un’intervista a gianlucadimarzio.com dove mostra il suo orgoglio verso suo figlio. Queste le sue parole:

“È un’emozione fortissima. Già l’anno scorso, quando con Pioli è andato a Colonia e ha esordito è stato incredibile. Quando è entrato in campo ho sentito il cuore stringersi. Non ci credevo e non era calcolato. Era un sogno che sta diventando realtà”

Sul carattere di Bartesaghi: “È un ragazzo caratterialmente chiuso, rispettoso e timido. Non è sfacciato. Ha bisogno del suo tempo, ma sa gestire molto bene l’emozione: quando ha giocato in Youth League mi ha detto che i fischi lo caricavano. Adesso speriamo che impari molto, è un’opportunità unica. Se ha bisogno lui sa che ci sono sempre. Ogni ragazzo ha un suo potenziale, ma non so quello di Davide. Già che è arrivato fin qui, mi ha fatto il regalo più bello del mondo”

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Sulla Primavera: “Non era sempre un titolare con Abate, ma la cosa non mi ha mai preoccupato. So che il club ha fiducia in lui, ci vuole pazienza. Intanto, in prima squadra prima lo chiamavano per cognome, ora lo chiamano per nome. È una cosa bellissima. Mi ha detto che si trova bene con Giroud e Leao: è fondamentale il loro supporto. Per me che sono tifoso sono idoli, figuriamoci per lui”

Sul saluto a Pioli: “Dopo due anni mi sono permesso di salutare Pioli personalmente. Gli ho detto che sono il padre di Davide e lui mi ha risposto: ‘Suo figlio è un giocatore spaziale e un ragazzo speciale. Ha grandi margini di crescita, e noi lo faremo crescere'”

Sull’importanza di Baresi all’interno del club: “Franco Baresi racconta ai giovani la sua esperienza, che è storia. Sono lezioni di calcio che loro devono apprendere”

Gli inizi del suo cammino: “Quando aveva quattro anni e giocava all’oratorio mi dissero che lui aveva una ‘marcia in più’. Il Milan fu il primo club a cercarlo, ma alla fine, seguendo un consiglio lo mandai all’Atalanta. Ero nuovo nell’ambiente e non ho mai firmato un cartellino. Dopo un anno a Bergamo siamo andati al Milan. Al provino di Vismara c’erano Inzaghi, Carbone e Maldini. Mi hanno chiesto se Davide volesse entrare a far parte della famiglia rossonera. Io ero bloccato e non ho saputo rispondere, ma lui ha detto: ‘Sì’. Undici anni dopo sono qui e lo vedo partire coi grandi”

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