Non so se conoscete il tiro in porta, ma comunque i grandi spettacoli e le grandi passioni non dovrebbero finire mai. Poi le grande storie non devono contenere tante risposte ma tanti punti interrogativi, secondo i consigli di scrittura più comune. Ma poi di punti interrogativi qui, ora ce ne sono.
La storia del Diavolo di nome Milan delle ultime settimane è molto molto di una trama da giallo giallo, cioè c’è qualcosa che c’era e poi scompare e non si capisce proprio chi si porta via loro, questi tiri in porta, e succede che se tutti detestiamo gli ispettori che stanno sempre in tv che hanno il cappotto e le scarpe lunghe e pure la barba incolta, gli ispettori che poi non li digeriamo in massa perché parlano tutti uguali e fanno le stesse identiche cose, poi succede però che non c’è nessuno, ma proprio nessuno di tutti gli ispettori penosissimi di questo mondo, nessuno che se ne va a investigare per capire qualcosa, e sono tutti un po’ vermi allora e non sanno nulla di nulla, di quello che succede. Ma lasciamo perdere.
Tipo, chi li ha un uccisi tutti i carissimi tiri in porta a cui il Milan ci doveva abituare, non si sa.
Non che il Milan sia mai stato, dall’inizio, la squadra di quelli che fanno proprio i tiri in porta, no no. Eppure nelle ultime gare tutte le stats sono finite giù a picco e hanno pizzicato non poco i risultati, negativamente.
Infatti, sono arrivati 2 tiri in porta contro il Dortmund (4 ottobre) e soltanto 3 contro il Genoa (7 ottobre). Poi, l’unico a tirare in porta contro la Juventus (22 ottobre, dopo la sosta) è stato Giroud, una sola volta.
A tutto questo piccolo disastro statistico si aggiunge il disgraziato 3-0 subito contro il Paris Saint-Germain, dove i tiri in porta sono stati addirittura di numero 4. Per questa gara, però, la sorte è stata differente e, dei quattro tentativi, soltanto uno ha trovato un finale pericoloso (con Leao che, al 79′, ha colpito la mano di Donnarumma con una conclusione in area, deviata).
Il disastro, appunto, non è tanto che il Milan non attacca, anche perché non è così. È che tutti quei Leao e Pulisic e Giroud e Jovic e Okafor e Reijnders e centrocampisti e compagni, loro, puntano a tirare da posizioni ravvicinate ed in area perlopiù. E non è colpa di nessuno. Pioli, e chi conosce il Milan lo sa, preferisce che i tentativi di finalizzazione arrivino vicino ai portieri avversari. Perché a Pioli proprio non piacciono da impazzire e da graffiarsi tutto, proprio non così tanto, le botte da lontano. Contro il PSG, però, qualcosa è cambiato. In effetti un po’tutti, forti della forza della disperazione per il risultato, se la sono sentita anche con un paio di soluzioni più disperate. E diverse.
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In genere, il Milan colpisce verso la porta o da vicino, oppure niente. Poi, ad eccezione di Florenzi che, per un verso o per un altro, è un giocatore particolare sul lato dei diritti in campo.
Al momento il Diavolo corre nelle praterie come sempre, e forse meno o forse di più, ma a seconda della partita. È che c’è proprio qualcosa che è mancato nelle ultime settimane, piuttosto. Il Milan non tira in porta, ma non è tanto quello. Piuttosto, quando va avanti sembra sempre pensare tanto e non trova mai nessuno, e . soprattutto – non tira mai da posizione ravvicinata.
Va sempre così con il Milan adesso, nelle ultime settimane.
Insomma, hanno ucciso il tiro in porta a Milanello. Èd è stato il giocatore che porta palla sulla trequarti ed è stato quello che non si fa trovare in area. È sempre stato lui. Anche perché il Milan adora tirare prevalentemente da ravvicinato. È così, e basta.
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