La “primavera d’ottobre: verso un futuro ad ostacoli“. Così titolavo un mio editoriale qualche settimana fa. Mese cruciale doveva essere e così è stato. Le trasferte europee di Dortmund e Parigi e il “tour italiano” tra Genoa, Juventus e Napoli hanno parlato chiarissimo. Due sconfitte (Juve e PSG), due pareggi (Borussia Dortmund e Napoli) e una sola vittoria (Genoa) al quanto sofferta e contestata con appena 3 gol fatti e ben 6 gol subiti. A corroborare questo scenario, non di poco conto, il passaggio dalla vetta a più due sull’Inter e più quattro sulla Juventus al terzo posto a meno tre dai cugini nerazzurri e meno uno dai bianconeri in una settimana.
Nessuno ha intenzione di soffiare sul fuoco dell’allarmismo. Il Milan è assolutamente in corsa per tutti gli obiettivi stagionali. Sarebbe al quanto folle e irrispettoso pensare il contrario. È doveroso però puntare i riflettori su situazioni sugellate da fattori oggettivi. Lasciando perdere l’estetica e la qualità di gioco bisognerebbe comunque attivare l’allert su due aspetti.
Certezze e serenità di gruppo
Il Milan di Stefano Pioli si è sempre contraddistinto per la forza mentale e la capacità di rialzarsi dopo le cadute. La ferocia agonistica e la forza di andare oltre i limiti negli scontri diretti sono sempre stati segni distintivi dei rossoneri. Tanti i punti conquistati nei big match, risultati benzina per il proseguo della stagione. Adesso la situazione sembra essersi ribaltata. Non nascondiamoci dietro un dito. Questa estate si è detto che rispetto all’ultimo Milan, per questa stagione è stata allestita una rosa più ampia e di qualità con elementi ad immagine e somiglianza di mister Pioli. La firma autografa del coach sulla campagna acquisti, ha inevitabilmente aumentato le aspettative.
Vedere un Milan che si scioglie alle prime difficoltà, in più uscito sconfitto dagli scontri diretti (ridimensionato in alcuni casi) con Inter, Juve e PSG mentre a Napoli si è impaurito al primo schiaffo facendosi raggiungere dal doppio vantaggio, mette più di un dubbio. Questo gruppo rischia di aver perso quelle certezze che lo hanno portato a vincere lo scudetto? Nonostante le smentite quasi scontate che arrivano da Casa Milan, le parole di capitan Calabria a Parigi (“Chi non crede può restare a casa”), quelle di Giroud a Napoli (“Dopo il 2-1 non sapevamo se difendere o attaccare”) e le reazioni dello stesso bomber francese e di Rafa Leao, non inducono a pensare che tutto questo possa essere casuale.
LEGGI QUI – Ti piace il giornalismo sportivo? AllMilan ha quello che fa per te: come partecipare
A questo aggiungiamo il desiderio di rivedere Zlatan Ibrahimovic a Milanello. È evidente che l’idea di stimolare questo gruppo nel quotidiano con la presenza di una figura come Ibra, pone due dubbi: o questa rosa non ha le qualità per assumersi delle responsabilità e attuare quel salto di qualità che tutti si aspettano o la guida tecnica non ha più quell’appeal per far raggiungere quella definitiva consacrazione a questo gruppo mettendogli accanto una “stampella” dalla immensa personalità.
Ancora infortuni: un tunnel senza fine
Liberi di appellarsi alla sfortuna ma sappiate che la Dea bendata potrebbe contrariarsi. E ne avrebbe ben donde. La questione infortuni sta tenendo banco da qualche giorno. Basta avere un po’ di memoria storica per accorgersi che le ultime stagioni del Milan sono abbastanza stereotipate. Partenze importanti e alquanto performanti. Da ottobre, ancora lui, fino a novembre il rendimento è nettamente condizionate dalle tante assenze. Buona parte dei mesi successivi risentono dello scadimento di forma dei “superstiti” in attesa del recupero fisico degli altri.
Differenze con questa stagione? Nessuna. Dopo 10 giornate di campionato e 3 di Champions, i numeri sono impietosi: 19 infortuni di cui 12 di natura muscolare. E se si sommano le giornate di assenza dei singoli giocatori, siamo già a 32 giornate. Numeri da primato solitario in serie A senza considerare il lungodegente Bennacer altrimenti le distanze sarebbero siderali. Non sono un preparatore atletico e ancor meno un medico ma qualcuno ha il dovere di dare delle risposte a questa assurda situazione penalizzante. Non conosco né la natura delle cause e ancor meno la soluzione per risolverla ma penso sia giunto il momento di fare una seria analisi e autocritica su una gestione che inizia a prendere i contorni poco rassicuranti per il proseguo della stagione.
Una società che sta realizzando risultati importanti ed ha progetti ambiziosi per il futuro, non può non aprire un dossier su una questione che rischia seriamente di vanificare gli sforzi in sede di allestimento di una rosa che ha tutte le carte in regola per il definitivo salto di qualità. La squadra è pronta, e gli altri?
Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!
