EDITORIALE PRIMA PAGINA

I giovani ragazzi della Primavera, Moby Dick e uccidere le balene

Conoscete Moby Dick, immagino.

Il Milan è semplicemente in un momento in cui mancano un po’ tutti. Scarseggiano di dietro soprattutto, perché molti sono tornati dal viaggio di ritorno, ma dietro proprio no. Dietro non c’è ancora nessuno o quasi.

Contro il Monza si profila la tipica gara in cui come tante altre volte si dovrebbe fare ricorso a profili dalla Primavera. Ad esempio quel robustone di Jan Carlo Simic dovrebbe partire titolare dal primo minuto, complice anche la squalifica di Davide Calabria rimediata nell’ultimo turno. Semplicemente sono finite tutte le scelte e a Pioli restano quelle fuori dalla rosa e, per forza, ma per forza sì, deve dare minutaggio ai giovani della Primavera.

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La domanda di oggi si intreccia con il minimalismo che ha bisogno di poche domande. Ha bisogno di pochissime domande e di parole che non sappiano strillare e che non sanno alzare la voce mai, che non si sanno pronunciare dure e lasciano però tutto quel segno impresso.

Perché semplicemente delle volte non basta il cuore e pensiamo che infatti non basta? Infatti il cuore basta, capite. Perché delle volte non ci affidiamo solo al cuore e alle emozioni e alla sincerità e perché questi giovani ragazzi della Primavera non sembrano poter uccidere la balena in mezzo al mare, che crisi. Non potrebbero semplicemente entrare in campo con tutta la voglia del mondo e poi, che so, vincerla da sè solo perché hanno il cuore più grande dagli altri? Davvero perché non funziona così?

Non potrebbe essere come in quel tema da bambini del film The Whale, che è così infantile, struggente e pieno di riflessioni fatte di sentimenti ma è così acerbo nella struttura ma così pura e amabile e straordinaria, così perfetta perché è il senso di quello che c’è dentro ogni arteria, che miseria. Perché è semplice e spontaneo, ecco cosa vogliamo tutti i giorni.

Sono stufo di vedere questi talenti che entrano in campo pochi minuti e sono i più innamorati del pallone di tutti ma non riescono a scalfire abbastanza le partite in pochissimi minuti.

Dovrebbe essere tutto diverso, invece. Potrebbero essere i killer delle balene come Moby Dick, loro, invece. Potrebbe essere tutto così semplice perché quando si è unici e spontanei e veri esce sempre il meglio di noi, che dolcezza, dai. Perché delle volte basta poco e basta essere sinceri e scrivere tutta la propria vita solo con il cuore. È un momento in cui non servono virtuosismi e esperienze ma solo verità assolute.

Nel calcio capita poco, ma potrebbe capitare semplicemente di più, e forse anche nei piccoli pertugi e nei piccoli spazietti di ogni piccola miseria delle nostre giornate, in mezzo a qualche fallimento che a volte fa i nostri giorni più complicati e, dopo, interessanti. Potrebbe bastare solo la sola genuinità e basta, che fa bello il mondo da sola. Come un senso a tutto, minimalista e bello.

Allora, anche questi ragazzi della Primavera, loro vanno un po’ messi e divisi per tutti, ma serve che fate vedere qualche gesto, prima.

Camarda
Francesco Camarda

“La sua intera vita ruota intorno al tentativo di uccidere questa balena. Credo sia triste perché la balena non ha alcuna emozione. È solo un povero, grosso animale. E mi dispiace anche per Ahab perché pensa che la sua vita migliorerebbe se uccidesse questa balena. Ma in realtà non lo aiuterebbe affatto. Questo libro mi ha fatto pensare alla mia vita”.

(“The Whale” di Darren Aronofsky, 2022)