Nonostante ci si ripeta spesso che il calcio è uno sport di squadra, si è portati a dimenticare la vera essenza di questo sport: il gruppo. Nell’immaginario collettivo e alcune volte anche nel processo di allestimento di una squadra, avviene una netta distinzione tra titolari e riserve. Certamente nel calcio come nella vita vanno fatte delle scelte tra gli undici che scendono in campo e i possibili subentranti.
La sfida non è tanto nella scelta. Bensì nel mantenere vivo in tutto il gruppo di lavoro il senso di squadra in vista di un obiettivo . Nel bellissimo approfondimento sul tema “Per me siete tutti titolari” che trovate sul blog di Filippo Galli “La complessità del calcio”, si pone l’accento proprio su questo delicatissimo aspetto gestionale.
Nel basket lo storico allenatore di North Carolina, Dean Smith, colui che “battezzò” la splendida carriera del fenomeno Michael Jordan, non ha mai avuto dubbi. Dall’inizio della stagione divideva la sua rosa in quintetto titolare e “second unit” ovvero quintetto delle seconde scelte. Scelta delicata e netta. Ma nel calcio sarebbe una cosa possibile?
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Difficile o forse impossibile stabilire gerarchie a priori. Priorità, gerarchie e leadership sono vitali nel mondo del pallone e spetta all’allenatore creare una sintesi tra valori del club, obiettivi ed esigenze. Passando dal concetto di indispensabilità di tutti i componenti del gruppo nel corso di una stagione, il tutto racchiuso nella frase, che in realtà è una filosofia gestionale: “Per me siete tutti titolari”.
In fondo è la stessa storia del calcio ad insegnarlo. Ha regalato calciatori che hanno costruito la loro carriera gloriosa grazie a prestazioni indimenticabili proprio partendo da “riserve”. Basti pensare a Sheringham e Solskjaer. Entrati al ’67, ribaltano la finale di Champions del 1999 con due loro gol allo scadere, regalando il trofeo al Manchester United. Oppure Götze nella finale di Coppa del Mondo in Brasile del 2014. Dopo qualche minuto dal suo ingresso, con una sua rete allo scadere, regala alla Germania il quarto mondiale della sua storia.
Guardando in casa Milan le figure entrate di diritto nel memoriale del club non mancano. Due calciatori su tutti che da subentranti hanno deciso incontri e alzato trofei: Josè Altafini e Daniele Massaro. L’eroe di Wembley 1963 e “Provvidenza” non hanno mai subito il peso di essere “second unit” . Anche la storia recentissima del Milan insegna. Gli ingressi di Jovic con Frosinone e Atalanta o di Okafor e Chukwueze a Newcastle e contro il Monza a testimoniare che sentirsi “tutti titolari” è l’essenza del successo.
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