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Boateng: “Ho scritto a Maignan. Ibra figura fondamentale nel club”

Kevin Prince Boateng ha parlato dei beceri fatti accaduti ad Udine sabato sera e ne ha parlato ai microfoni di Milannews.it. Queste le parole di Boateng:

Sono passati undici anni dai fatti di Pro Patria-Milan nei tuoi confronti e siamo ancora qui a commentare questi episodi. È cambiato poco o nulla rispetto ad allora?

Direi che sono stati fatti zero passi in avanti. Se Mike Maignan, nel 2024, si trova a dover abbandonare il campo, vuol dire che non è successo niente. È una vergogna. Io capisco cos’ha provato. Adesso sto collaborando con la FIFA per il problema del razzismo e per la salute mentale dei giocatori per dargli una mano. Vinicius ci sta dando una mano così come Rio Ferdinand. L’obiettivo è buttare fuori il razzismo dagli stadi. Non se ne può più”.

Sarebbe importante che più giocatori trovino il coraggio di fare gesti come quello di Maignan e non solo?

Il problema è che parlano sempre e solo i giocatori di colore. Abbiamo bisogno di tutti. Perché se si parla della guerra in Ucraina o a Gaza siamo in prima linea tutti a dire che son cose che devono smettere d’esistere. Anche sul razzismo c’è necessità che ci mettano la faccia tutti”.

Hai sentito Maignan? Gli vuoi mandare, tramite questa intervista, un messaggio?

Certo. Gli ho scritto due volte: una per dirgli che è fenomenale e una adesso, dopo questo episodio. Ma non mi risponde mai… Sono passato di moda (ride, ndr). Se lui vuole, io sono a sua disposizione per aiutarlo, perché so benissimo in che situazione è”.

Cosa pensi del fatto che l’Udinese abbia allontanato a vita dallo stadio il primo tifoso identificato per i fatti di sabato sera?

È un gesto molto importante, perché hanno agito senza aspettare nessuno. Devono essere appoggiati. Inoltre hanno segnato una linea di demarcazione fondamentale perché, adesso, chi farà meno di quello che hanno fatto loro avrà fatto qualcosa di sbagliato a livello di sanzioni”.

Cosa pensi del fatto che ci sia stato anche un filone di pensiero volto a far passare Maignan come un visionario e che si sia inventato le cose?

Quando uno sbaglia, cerca di dare la colpa a qualcun altro. Sappiamo come funziona. Maignan è una vittima. Non è bello vedere una squadra andare via dal campo. Mike ha fatto benissimo. Io penso che con quelle urla abbiano voluto distrarlo e fargli male al cuore”.

Il 3-0 immediato potrebbe essere la mossa definitiva per debellare il problema?

Penso che se ci fosse questa regola non lo farebbe più nessuno, perché andresti a far perdere la tua squadra del cuore. Un turno a porte chiuse non serve a molto. Servono riscontri oggettivi con telecamere e microfoni che vanno a prendere subito chi fa queste cose e lasciarlo fuori dagli stadi per sempre”.

Zoro ha detto che Maignan non doveva rientrare in campo e che gli stadi di chi fa cori razzisti andrebbero chiusi per sei mesi. Cosa ne pensi?

Capisco Maignan, perché ama giocare a calcio ed è per quello che non è rimasto negli spogliatoi. Probabilmente, fosse stato in uno sport singolo, non sarebbe rientrato. Ma dietro di lui ha una squadra e capisco il fatto che sia tornato in campo; perché servivano i tre punti al Milan. Chiudere gli stadi per sei mesi? Servono sanzioni forti, altrimenti le cose non cambiano”.

Boateng commenta poi quando può essere stato importante Ibra nel tenere calmo Maignan in quei momenti

Zlatan ha passato tanti momenti del genere, ricevendo tanti insulti dai tifosi avversari che volevano disturbarlo. Lui è un uomo molto forte e ha messo la sua esperienza personale al servizio di Maignan. Ha una mentalità incredibile e avere una persona del genere al tuo fianco ti aiuta tantissimo perché sai che ti puoi appoggiare a lui. In generale, penso che il suo ritorno al Milan sia un fattore molto importante, perché per me lui – in questo momento – è la figura più importante dentro il club: riesce ad essere un bel collante tra squadra, allenatore e società”.

Dal 2013 i social sono il terreno dell’odio anonimo. Non sarebbe il caso che anche queste piattaforme inizino a prendere dei provvedimenti veri verso chi fomenta l’odio?

Di sicuro. Viviamo in un mondo dove tutti ti possono insultare e in modi molto forti. Io non capisco come i social media non richiedano i dati reali alle persone che si iscrivono alle loro piattaforme per poi prendere delle sanzioni. Dopo le partite ti arrivano un sacco di insulti. È diventato troppo facile e c’è una cattiveria ingiustificata. La gente pensa che i giocatori siano tutti forti mentalmente perché sono belli, ricchi e famosi. Non sono tutti con la testa di Ibrahimovic”.

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Boateng poi prosegue parlando delle differenze nei paesi in cui è stato:

Il problema in Italia c’è, ma l’Italia non è un paese razzista. Anche da altre parti c’è. Allo stadio succede di più perché ha una cassa di risonanza più forte, ma può succedere ovunque. Anche in Spagna e Inghilterra ci sono episodi pesanti”.

Hai trovato qualcuno sensibile al tema razzismo?

Sono molto triste perché alla fine tutti dicono che dobbiamo agire ma poi non succede mai niente. Il mondo è questo, ognuno pensa a sé stesso. Sono pochi che prendono l’iniziativa, poi quando arriva il momento hanno paura di esporsi. Ammetto che anche io quando ero giocatore avevo timore della reazione del tifoso sui social, ora ne posso parlare più liberamente”.

Boateng poi risponde alla domanda riguardo l’episodio di Maignan, se rispetto al suo di 13 anni fa, può essere un punto di non ritorno:

Sì, perché l’Udinese ha fatto una cosa importante squalificando il tifoso. Se succede di nuovo con un’altra squadra, quel club non può sottrarsi dal prendere lo stesso provvedimento. Oggi sono una persona diversa grazie alla religione, a Gesù, dove non esiste il razzismo”.

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