Da bambini, ma non solo, ci siamo sentiti spesso porre una domanda: qual è il tuo idolo? C’è chi risponde che è il proprio papà, un nonno, un amico oppure qualcuno di famoso, reale o meno che sia. Può essere un supereroe oppure un cantante. Spesso, però, è uno sportivo, magari un calciatore. Personalmente parlando, Kakà era l’idolo per eccellenza. La bellezza che si trasforma in speranza, rendendo ogni cosa possibile e concreta. L’idolatria, che non deve mai eccedere in qualcosa di più grande e pericoloso, è un motore. Avere una figura di riferimento può aiutare in tante situazioni, rendendole più semplici da affrontare.
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Gli idoli, però, non devono necessariamente essere sempre perfetti e luminosi. Non devono per forza rubare la scena, finire in prima pagina e, soprattutto, non sono di tutti e per tutti. Accanto a Batman ci sarà sempre Robin. La natura vuole che sia così e così deve rimanere. Quanti idoli minori sono passati per Milanello? Un’infinità, forse è un bene. Gregari che, nel loro piccolo, hanno dato un contributo enorme alla causa, risultando anche decisivi e facendo innamorare i tifosi nonostante doti non eccelse, fisiche e tecniche.
Volete degli esempi recenti? Partendo dallo Scudetto, chi meglio di Rade Krunic? Partito nell’ombra totale, quasi dimenticato da chi lo ha osannato, il centrocampista bosniaco è stato un pilastro del 19esimo titolo. Ha giocato ovunque gli venisse chiesto di farlo. Mediano, trequartista, esterno, regista. Lo ha continuato a fare con costanza, diventando un titolare fisso e non più un jolly. Poi, il calo e l’addio, senza che questo possa comportare un suo ridimensionamento.
Volete altri esempi? Sempre nell’anno dello Scudetto, come non nominare Pierre Kalulu? Arrivato per poche centinaia di migliaia di euro, scovato da Maldini a Lione, è diventato fondamentale complice l’infortunio di Kjaer, completando una coppia stratosferica insieme a Tomori. Come non citare, poi, Antonio Nocerino? Nell’anno del famigerato gol di Muntari, l’ex centrocampista italiano, arrivato per 500 mila euro dal Palermo, riuscì a segnare 11 reti complessive, duettando con Zlatan Ibrahimovic e conquistandosi un posto nel cuore di ogni tifoso.
Nel 2011, anno del 18esimo titolo, hanno fatto capolino due talenti mai espressi a pieno, come Merkel e, soprattutto, Rodney Strasser, autore di un gol pesantissimo in un Cagliari-Milan terminato 0-1. Tre punti fondamentali per lo Scudetto. Fondamentale come l’apporto di Luca Antonini, mai domo, sempre dedito alla maglia, nonostante doti tecniche non di prim’ordine.
Insomma, la scelta dell’idolo è importante, a prescindere dalla sua grandezza. In fonda, non importa. Conta l’emozione. Come spiegato perfettamente da Luca Serafini nel pezzo DA BIASIOLO E CHIARUGI FINO A KALULU: I MIEI PICCOLI GRANDI BENIAMINI, scritto per il blog di Filippo Galli “La complessità del calcio”.
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