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Milan, icontro tra calciatrici rossonere e studentesse sulla parità di genere

Ieri, giovedì 16 maggio 2024, le calciatrici della Prima Squadra del Milan Angelica Soffia e Matilde Copetti hanno incontrato circa 80 studenti e studentesse delle scuole di istruzione e formazione professionale della Fondazione Luigi Clerici. Il tema dell’icontro è stato il confronto su tematiche come la parità di genere, l’empowerment femminile e l’importanza dell’educazione e dell’impegno nel perseguimento dei propri obiettivi.

Si tratta del quarto appuntamento stagionale di “Tutti i colori dello sport”. Il programma di incontri valoriali con i testimonial rossoneri vuole contribuire alla formazione delle giovani generazioni. Per falro, vuole fornire loro gli strumenti necessari a riconoscere e affrontare i temi rilevanti nella vita di tutti i giorni. Dall’antirazzismo alla gender equality, passando per la diversity e tanto altro ancora.

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Negli scorsi mesi, hanno preso parte al programma Christy Grimshaw, Fikayo Tomori, Laura Fusetti, Tommaso Pobega e Yunus Musah. Sono stati in dialogo con scuole e associazioni di Milano, ma anche da Stati Uniti, Regno Unito e Kenya.

“Tutti i colori dello sport” si inserisce nell’ambito dell’impegno di AC Milan e Fondazione Milan nella promozione dei valori di equity, diversity & inclusion. Con la convinzione che un’educazione sempre più integrata delle generazioni più giovani possa porre basi solide per un cambiamento positivo nell’intera società.

Le dichiarazioni di Angelica Soffia e Matilde Copetti

Sulle loro esperienze personali

AS: “Una volta, durante una partita con la squadra del mio paese, gli avversari mi hanno presa di mira e hanno iniziato a commettere brutti falli contro di me. All’ennesimo episodio, tutto la panchina dei miei compagni di squadra mi ha difesa. Per me è valso davvero tanto. Ricordo anche con piacere di come i miei compagni aspettassero che mi cambiassi io prima di utilizzare lo spogliatoio. Per loro non era un problema, lo facevano perché era una loro compagna di squadra”.

MC: “Spesso, da più piccola, gli avversari scherzavano sul fatto che contro un portiere femmina avrebbero sicuramente segnato cento gol. Poi guardavo i miei compagni e loro ridevano, perché sapevano che non sarebbe mai successo. Mi dava forza e sicurezza”.

Sull’iniziativa realizzata in occasione della Festa della Mamma, quando le Prime Squadre rossonere sono scese in campo con speciali maglie che riportavano i nomi materni invece di quelli utilizzati solitamente

AS: “Ho deciso di tenere mia madre all’oscuro dell’iniziativa fino all’ultimo, le ho detto di non guardare nulla online prima della partita e ho fatto un video per sorprenderla mostrando il suo cognome sulla maglia. Lì per lì si è commossa, il giorno dopo mi ha detto: ‘La maglia di ieri è mia, vero?’. È la mia fan numero uno”.

MC: “Quella maglia mi ha dato un’emozione che non mi aspettavo. Ho mandato la foto su una chat in cui ci sono mia mamma e le mie zie, ho scritto che non ero mai stata così orgogliosa di portare un nome sulla maglia. Riuscire a farlo è stata davvero un’emozione grandissima”.

Sull’inseguire il proprio sogno anche nei momenti difficili

AS: “Capita a tutti di chiedersi se valga la pena, ma io sono stata fortunata perché mia mamma ci ha creduto più di me. In quei momenti è stata la mia forza. La cosa che ho imparato nella vita è che non ci rendiamo conto di quanto realmente possiamo fare. Non ponetevi mai limiti”.

MC: “Per quattro anni ho lavorato, studiato e giocato. Per me il calcio era semplicemente qualcosa che mi faceva star bene, non era neanche un sogno. Lavoravo dalle 8 alle 14, poi corsa, allenamento e studio. Ho fatto sacrifici, mi sono allontanata da amici e famiglia, ho saltato vacanze e serate: a quel punto non potevo neanche considerare l’idea di smettere. Solo quando ho firmato con il Milan ho capito che per me il calcio potesse effettivamente essere un sogno: ora ce l’ho e me lo godo appieno”.

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