Luca Bianchin, nota firma della “Gazzetta dello Sport”, ha rilasciato un’intervista esclusiva a AllMilan.it. Tanti i temi trattati, in primis l’inizio shock della stagione del Diavolo e il rendimento di alcuni singoli, oltre al mercato e non solo. Il campionato del Milan è appena iniziato, ma sono già molti i punti interrogativi, frutto di prestazioni deludenti e risultati che tardano ad arrivare. Queste le parole di Bianchin:
Il precampionato dal Milan aveva dato indicazioni molto incoraggianti, la squadra girava bene e sembrava aver già “metabolizzato” le richieste di Fonseca. Dal 18 agosto è cambiato tutto, nelle prime tre giornate di campionato i rossoneri sono andati troppe volte in difficoltà. Quali sono le ragioni di questa partenza shock?
“Il precampionato e la stagione sono due sport diversi. Un esempio. Il City giocava con Haaland ed Ederson, ma anche con una difesa composta da Susoho, Simpson-Pusey, Doyle. L’etichetta è sempre la stessa, molto nobile, ma non è lo stesso vino. Il Milan stesso è stato molto diverso. Il rientro di alcuni titolari, come Leao, ha alzato la qualità ma ha abbassato l’intensità difensiva e l’attenzione. E il calendario non ha dato una mano: il Torino è primo, il Parma è una squadra che si conosce bene e va già a mille, a Roma contro la Lazio non è mai semplice. Se aggiungiamo le difficoltà iniziali di Fonseca, che storicamente fatica quando deve trasmettere i suoi concetti, e il comportamento (sbagliato) di Theo e Leao, abbiamo un quadro con tanti problemi diversi. Nessuno ingestibile ma tutti da maneggiare con cura”.
Tema leadership: la sensazione è che manchino dei punti di riferimento nello spogliatoio del Milan, soprattutto dopo gli addii di Giroud e Kjaer. Chi sono oggi i Leader del Milan? È possibile che la società abbia sottovalutato l’importanza e la delicatezza di questo aspetto in sede di mercato?
“Il leader più naturale del Milan è Mike Maignan, che ha una personalità forte ma non semplice da gestire per gli allenatori. L’ultimo periodo con Pioli, ad esempio, è stato complesso. Non è facile giudicare da fuori, ma a me sembra che la leadership sia un grande tema. Vedo pochi giocatori pronti a richiamare i compagni alle responsabilità e non vedo eredi di Giroud e Kjaer, spesso silenziosi ma un esempio per curriculum e applicazione”.

Voto al mercato del Milan? Quali sono gli acquisti più importanti e quale può essere il loro apporto?
“Il voto è sicuramente positivo: se proprio vogliamo esprimerlo, diciamo che si parte da 7. In questi casi, ha senso prendere la macchina del tempo. Quali erano le necessità a maggio? Un numero 9 e un centrocampista difensivo. In seconda fila, un terzino destro e un difensore centrale. Il Milan ha preso un giocatore in ognuna di quelle posizioni e i più importanti, sulla carta i migliori, per me sono Morata e Fofana“.
“In più, Abraham è, potenzialmente, un rinforzo sottovalutato. Certo, è chiaro che il club ha voluto contenere la spesa, più per i cartellini che per gli stipendi. Chiudere il bilancio ancora una volta in attivo è evidentemente un obiettivo. Altra macchina del tempo: Elliott tra 2018 e 2019 prese Higuain e Caldara nell’operazione-Bonucci con la Juve, poi Paqueta, Piatek, Leao, Theo Hernandez, Bennacer, Castillejo, Rebic. Tante operazioni, molte tra i 35 e i 20 milioni. Quest’anno l’impegno economico è stato minore, anche se 70 milioni abbondanti per la sessione estiva sono un investimento senza dubbio rispettabile”.
Contro la Lazio Theo Hernandez e Leao sono partiti da panchina, una scelta “forte” da parte di Fonseca. Questa decisione ha sortito gli effetti desiderati?
“Troppo facile rispondere adesso. È giusto dire che Theo, in particolare, a Parma aveva avuto un approccio non da Milan, non da grande giocatore. Era giusto e doveroso non accettarlo. Poi certo si può citare Beccaria e dire “è meglio prevenire un delitto che punirlo”… ed è vero anche questo”.
Uno dei giocatori che sta facendo più fatica e Ruben Loftus Cheek. La scorsa stagione è stata estremamente positiva per il centrocampista inglese, oltre ad aver raggiunto la doppia cifra, rappresentava un elemento centrale nello scacchiere tattico di Pioli. Con Fonseca sembra non esserci lo stesso feeling. Loftus ha delle caratteristiche ben definite: si trova a suo agio più in fase offensiva rispetto a quella difensiva. Le sue peculiarità possono rispondere alle richieste dell’allenatore lusitano?
“La frase è buona per tutti i centrocampisti del Milan, forse con l’eccezione di Fofana. Reijnders è molto più bravo con la palla che senza, Musah per me è meno difensivo di quanto si pensi, paradossalmente anche Vos e Zeroli – ora che Bennacer è fuori – sono più bravi in fase offensiva che difensiva. Loftus-Cheek non fa eccezione e, parlando con chi lo conosce bene, credo che la chiave siano le motivazioni. La sua storia dice che ha fatto bene quando ha avuto fiducia cieca dell’allenatore, possibilmente da mezzala o centrocampista avanzato, non da mediano. Con Fonseca siamo ai lavori in corso, ma non drammatizzerei”.
Dopo la sosta il calendario metterà il Milan davanti a due sfide proibitive: Liverpool in Champions e Inter in Campionato. Quali saranno gli accorgimenti tattici che Fonseca, per forza di cose, dovrà proporre?
“Mi aspetto un Milan più basso, come nel primo tempo con la Lazio. Quindi meno aggressione, superiorità numerica con i centrali, tanta attenzione perché Liverpool e Inter, se ripartono, fanno molto male. Il resto sarà quasi obbligato: tanto Abraham in attesa di Morata, Credo che Gabbia troverà più spazio, per me merita una chance. Riposi strategici per Pulisic e Fofana. Settimana delicata…”.
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