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L’ex rossonero sul derby: “Interisti fiduciosi? Basta che siano tristi alla fine. Da Leao mi aspetto questo!”

Il countdown per il fischio d’inizio del tanto atteso derby di Milano sta per giungere al termine. Mancano poche ore all’incontro tra Inter e Milan e il clima sembrerebbe essere già incandescente. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Hakan Calhanoglu nelle sue storie Instagram. Il turco ha pubblicato un video annuncio per la sfida di stasera, mettendo nel finale le due stelle vinte dai nerazzurri contro l’unica cucinata sul petto del Diavolo. Nell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l’ex rossonero Demetrio Albertini ha rilasciato delle dichiarazioni in occasione del big match di oggi.

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Sulla gara: “Il derby vale tre punti come tutti gli altri incontri, ma, inutile nasconderlo, ha un valore speciale. Io l’ho giocato in quattro città diverse, ma per me il vero derby è quello di Milano. Sono cresciuto nel Milan, da tifoso rossonero, e sfidare l’Inter ha sempre avuto un fascino particolare. Può essere la svolta? I tifosi lo aspettano con preoccupazione alla luce di quello visto finora, mentre per i calciatori di Fonseca è un’opportunità per dimostrare il valore, per invertire la tendenza”.

Sull’Inter e il Milan: “L’Inter è la favorita del match. Cosa hanno in più? La consapevolezza che in loro è cresciuta nel tempo grazie al lavoro e alla conoscenza reciproca. L’Inter dà un’impressione di grande coesione che non deriva solo dalla tattica e dal valore tecnico, ma anche dal feeling che c’è nello spogliatoio. Nel Milan invece i risultati sono lo specchio di quello che si è visto in campo. Non c’è stato un incontro che meritavamo di vincere di vincere e non abbiamo vinto”.

Su i giocatori decisivi: “Nell’inter l’uomo decisivo sarà Lautaro, bloccato e sottotono finora, mi preoccupa. Vorrà riscattarsi contro il Milan per far ‘ripartire’ la sua stagione. Nel Milan magari Leao. Lo stiamo aspettando da un pezzo a livello di continuità. Le sue qualità nessuno le mette in dubbio, ma il suo rendimento è troppo altalenante. Speriamo che il derby sia una partita da ‘up’ e non da ‘down’. Non gli chiediamo di caricarsi la squadra sulle spalle o di essere il leader, ma di fare la differenza”.

Su Fonseca: “Per raccogliere i frutti del lavoro di un tecnico che attua un calcio così diverso da quello del suo predecessore, ci vuole tempo. Io però vedendo lo spirito in campo dei calciatori, ho delle perplessità. Speriamo che le cose cambino nel derby”.

Sull’ottimismo: “La speranza c’è sempre. Da tifoso penso che i calciatori attuali non vogliano essere ricordati come quelli che hanno perso il settimo derby di fila e sono entrati nella storia, ma dalla parte sbagliata. Interisti fiduciosi? Se lo sono prima di entrare in campo, non mi interessa. Basta che siano tristi alla fine”.

Su Ibra: “Ora abbiamo compreso il suo ruolo. Si è preso le sue responsabilità e con la sua personalità può incidere anche fuori dal campo”.

Su i suoi derby: “Nel cuore ho il primo derby da bambino, quando avevo dieci anni. Un altro vinto 5-0 nel quale mi ero arrabbiato perchè non avevamo segnato il 6-0 e quello di ritorno nel 1992-93: l’Inter voleva rimontare, ma l’1-1 di Gullit ci permise di ipotecare lo scudetto. Vorrei rigiocarli tutti. A me non manca il calcio, ma il derby. Se il calcio accomuna tutte le classe sociali, il derby ci fa essere tutti bambini”.

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