Ospite del podcast Zack en Tour Libre, Yacine Adli ha ripercorso alcuni dei momenti salienti di quando era un giocatore del Milan. L’ex rossonero, in particolare, ha rivelato diversi aneddoti su alcuni compagni di viaggio nella sua avventura di triennale. Queste le parole di Adli.
“Con Maldini e Massara ho avuto un primo contatto. Quando parli con Maldini, si fa sul serio e ti blocchi. Subito capisci in che ambiente ti trovi. Qui è un’istituzione forte. Parli con il miglior giocatore della storia del club, è già quindi qualcosa. Quando ero a Milano, c’era il mio migliore amico con me al momento della firma col Milan. Aveva detto una frase che mi aveva fatto sorridere, lo vidi poco dopo la firma perché ero pensieroso, gli chiesi cosa avesse e lui mi rispose: ‘Fratello, Maldini mi ha congelato. È troppa aura, mi sono congelato’. Quando vedi Maldini, vedi classe”.
Su Leao:
“Ruota tutto intorno a Rafa perché è un ragazzo di tendenza, risponde e poi fa rumore, alimenta polemica. Attualmente, però, la gente pensa che stia underperformando. Penso sinceramente che sia in un periodo in cui farà molto male (alle avversarie ndr.) tra non molto tempo, e non lo dico perché lo conosco. Rafael Leao si sta riadattando a un sistema e per tanto tempo ha giocato in maniera diversa. Con la squadra cerca di concentrarsi soprattutto sulla fase difensiva. Molti pensano sia performante perché non è focalizzato sulla fase difensiva, ma sarà capace di fare quel lavoro difensivo e ritrovare la sua migliore forma offensiva, perché ce l’ha e la mostra in ogni partita. Lui è in un processo per diventare un killer. È un giocatore come pochi oggi, uno di quei per cui paghi il biglietto”.
Sull’esperienza con Stefano Pioli:
“Sempre grande rispetto. Non ho niente da rimproverare all’uomo, sempre top e sincero con me. All’allenatore, sul fatto che non mi facesse giocare, non l’ho presa sul personale. Sono uno di quelli che pensa che se sei il più forte, il mister ti fa giocare. Mi sono detto che avevo delle mancanze. Dovevo migliore tanto difensivamente, in Italia c’è tanto il gioco su uomo”.
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Su Maignan e qualche suo aneddoto:
“È un malato di calcio. Dorme col calcio. Sapevo che non dovevo dormire dopo tutte le partite perché Mike mi avrebbe chiamato prima delle 3-4. Sapevo che aveva già analizzato tutte le situazioni e tutti i dettagli: ‘Ciao, ti ricordi quella situazione al minuto 27? Guarda le immagini che ti mando su Whatsapp, osservale. Raramente ho visto un compagno così esigente che fa questi sacrifici nel quotidiano per la sua carriera e per il suo sport. Io davvero spero che abbia tutta la gloria che merita e deve ottenere. Oltre a essere un portiere stratosferico, è un ragazzo che dà il 3000% per il suo mestiere”.
Sul rapporto con Bennacer:
“Semplicemente è mio fratello, gli voglio tanto bene. È un giocatore straordinario, sfortunato nell’ultimo periodo con gli infortuni. È di un’altra categoria. Fa tutto per recuperare, è un ragazzo molto serio. Il fatto che i miei figli mi chiedano di Ismael è la cosa che mi ha fatto più male da quando mi sono trasferito a Firenze. È dura. Spero che ritorni in campo il prima possibile per mostrare il suo talento”.
Sull’impatto di Ibrahimovic:
“Verso fine carriera l’ho conosciuto, ma nonostante ciò aveva una grande importanza nello spogliatoio. Sa tenere rigore, è molto esigente. Per diventare dirigente, all’inizio devi imparare il mestiere perché non puoi improvvisare. Io auguro il meglio al Milan, ho la luce negli occhi quando ne parlo. Non parlerei mai male del Milan. Spero che facciano una grande stagione e che vincano titoli. Spero che ritrovino un clima sereno”.
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